La celiachia nei bambini è un disturbo molto diffuso

La celiachia nei bambini è una condizione frequente e, in Italia, riguarda anche tanti piccoli sin dai primi mesi di vita. Il problema è che i segnali iniziali possono sembrare “generici”: pancia gonfia, scariche alterate, irritabilità, scarso appetito. Per questo, all’inizio, non è sempre facile collegare subito i disturbi alla celiachia. Spesso servono tempo, osservazione e gli esami giusti.
Quando in famiglia se ne parla, è normale sentirsi spaesati: genitori e medici devono distinguere la celiachia da altre condizioni che danno sintomi simili. In più, la malattia è più probabile se c’è familiarità: tra i parenti di primo grado il rischio aumenta rispetto alla popolazione generale. In Europa e Nord America la prevalenza nella popolazione generale si aggira intorno all’1%.
Quando sospettarla davvero
Se i disturbi si ripetono e durano settimane (non “due giorni e passa”), oppure se compaiono insieme a calo di peso, crescita rallentata o stanchezza marcata, vale la pena parlarne con il pediatra e chiedere un inquadramento mirato.
Bambini e celiachia: quando introdurre il glutine?
Nei paesi industrializzati l’introduzione del glutine avviene spesso intorno ai 6 mesi, quando iniziano le pappe. Le linee di posizione ESPGHAN indicano che il glutine può essere introdotto tra i 4 e i 12 mesi (quando il bambino è pronto per l’alimentazione complementare), ma il momento esatto, da solo, non sembra “proteggere” o “scatenare” la celiachia in modo prevedibile.
Un punto importante: l’allattamento al seno resta prezioso per tanti motivi, ma introdurre il glutine “mentre si allatta” non ha dimostrato di ridurre il rischio di celiachia. Quindi è bene non viverla come una manovra preventiva obbligata.
Bambini ad alto rischio (familiarità)
Se uno o entrambi i genitori sono celiaci, o se c’è un parente di primo grado con celiachia, il pediatra può proporti un percorso più “su misura”. In generale, gli studi hanno mostrato che ritardare il glutine non elimina il rischio: può, al massimo, spostare più avanti l’eventuale comparsa della malattia.
In assenza di rischio ereditario, non ha senso “temere” il glutine in modo preventivo: si segue lo svezzamento secondo le indicazioni del pediatra e si osserva il bambino con serenità.
Cos’è la celiachia
La celiachia è una malattia autoimmune legata al glutine: quando il bambino lo assume, il sistema immunitario reagisce e può danneggiare la mucosa dell’intestino tenue. È una condizione “cronica”: oggi non esiste una cura che la faccia sparire, ma la dieta senza glutine permette una vita piena e serena.
Spesso i primi segnali compaiono durante lo svezzamento, quando entrano in scena pastina, biscotti e prodotti con farina. A quel punto alcuni bambini iniziano ad avere malessere persistente: diarrea, pancia gonfia, vomito dopo i pasti, poca energia. Il punto chiave è la continuità dei sintomi e l’andamento nel tempo.
I sintomi più comuni
Ogni bambino è diverso, ma tra i segnali più frequenti troviamo:
- diarrea o alvo irregolare persistente
- vomito o nausea dopo i pasti
- pancia gonfia e dolore addominale
- arresto della crescita o crescita rallentata
- scarso tono muscolare e stanchezza
- dimagrimento o difficoltà ad aumentare di peso
Ci sono anche risvolti emotivi: alcuni bambini diventano più irritabili, dormono peggio, si stancano facilmente o “si spengono” nel gioco. Non significa automaticamente celiachia, ma è un campanello se tutto dura e non migliora.

Diagnosi celiachia nei bambini
Quando il sospetto è concreto, la strada migliore è una diagnosi precoce. Di solito si parte con esami del sangue (anticorpi specifici) e, in base ai risultati, il pediatra invia a uno specialista. In alcuni casi selezionati, secondo le linee guida ESPGHAN, la diagnosi può avvenire anche senza biopsia (per esempio con anticorpi molto elevati e conferme specifiche). In altri casi, invece, serve la biopsia duodenale.
Un dettaglio fondamentale: gli esami vanno fatti mentre il bambino assume ancora glutine nella dieta (salvo diversa indicazione medica). Togliere il glutine “da soli” prima degli esami può rendere più difficile arrivare a una diagnosi chiara.
Un consiglio pratico per i genitori
Se hai dubbi, non fare cambi drastici in autonomia. Segna per una o due settimane cosa mangia il bambino e quali sintomi compaiono: questo diario, al pediatra, fa risparmiare tempo e stress.
Dieta e stile di vita
Se la diagnosi conferma la celiachia nei bambini, la cura è una: eliminare il glutine in modo rigoroso. All’inizio sembra complicato, ma la famiglia impara in fretta. Con il tempo il bambino cresce con abitudini naturali e non vive la dieta come una punizione.
Il ruolo dei genitori è enorme: informare scuola, mensa, nonni e chiunque prepari cibo per il piccolo. Serve chiarezza, non allarmismo. L’obiettivo è farlo sentire incluso: si può partecipare alle feste, andare in pizzeria e viaggiare, basta organizzarsi.
L’importante è non lasciare che la celiachia occupi “tutta” la vita. Con qualche attenzione in cucina e una routine serena, i bambini celiaci possono godersi i piccoli piaceri della tavola e crescere bene.
FAQ sulla celiachia nei bambini
La celiachia nei bambini è curabile?
Non esiste una cura definitiva, ma con una dieta senza glutine la mucosa intestinale può recuperare e il bambino può stare bene.
Qual è l’età più comune in cui compaiono i sintomi?
Spesso emergono durante lo svezzamento, quando entrano alimenti con glutine, ma possono comparire anche più tardi.
Se in famiglia c’è un celiaco, mio figlio lo sarà per forza?
No, ma il rischio è più alto rispetto alla popolazione generale. Per questo è utile parlarne con il pediatra.
Allattare al seno protegge dalla celiachia?
L’allattamento ha tanti benefici, ma non ha dimostrato di prevenire la celiachia o di “proteggere” al momento dell’introduzione del glutine.
Posso togliere il glutine se sospetto la celiachia?
Meglio di no senza indicazione medica: può falsare gli esami e rallentare la diagnosi.
Una volta iniziata la dieta senza glutine, i sintomi spariscono subito?
Spesso migliorano in settimane, ma i tempi cambiano da bambino a bambino. Il pediatra o lo specialista ti guidano nel follow-up.
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