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IUNIC Metabolic, una dieta personalizzata per dimagrire

iunic metabolic

IUNIC Metabolic: un po’ di ansia nell’attesa degli esami

Con IUNIC Metabolic ho iniziato un percorso. IUNIC Metabolic mi ha messo davanti a dati nuovi. In questo articolo, IUNIC Metabolic è il filo rosso.

Ne avevo sentito parlare da persone che conosco, e mi aveva incuriosita l’idea di unire un lavoro “da nutrizionista” a esami che raccontano qualcosa in più di me. Se volete la descrizione completa, rimando alla pagina ufficiale. Qui, invece, vi dico com’è andata a me, con parole semplici e senza far finta che sia tutto facile.

Curiosità: quando si parla di metabolismo molti pensano subito a “forza di volontà”. Io, invece, volevo capire perché a volte mi impegno e il corpo sembra fare orecchie da mercante.

Nei primi giorni mi sono sorpresa a ripensare alle mie abitudini: orari, fame “vera” e fame “di testa”, cene tarde, e quella sensazione di essere sempre in lotta. In questo periodo mi sono anche ritrovata a ragionare su colazioni più sazianti, tipo questa colazione iperproteica (che, già da sola, cambia l’avvio della giornata).

E sì, ho pensato pure ai dolci: non per eliminarli, ma per gestirli con più intelligenza. Mi è tornata in mente la mia torta di ciliegie con acqua, perché a volte basta spostare l’equilibrio, non fare la guerra al piatto.

Il percorso, almeno per me, non è stato “complicato”. Ho fatto una visita con anamnesi, dove ho raccontato la mia storia alimentare e un po’ di vita vera. Poi una visita impedenziometrica, per vedere come sono distribuiti massa magra e massa grassa. Infine, gli esami: quelli del sangue e quelli legati al DNA. In tutto questo mi hanno seguita il dott. Maurizio Biraghi e la dott.ssa Camilla Arianna Galbiati (Biologa Nutrizionista). Mi sono sentita ascoltata, e non “giudicata”.

La parte più tosta? L’attesa. Perché quando aspetti risultati che parlano di te, la testa si riempie di domande. E, nel mio caso, anche di un filo di ansia.

IUNIC Metabolic SynLab: risultati e piano su misura

Il percorso, detto senza paroloni

Io l’ho vissuto così: prima mi hanno messo in ordine la storia. Non “cosa mangi”, ma come e quando. E già lì, a volte, si accendono lampadine. Perché non è solo il piatto: sono gli orari, lo stress, la fame che arriva di colpo.

Poi sono arrivate le misurazioni e gli esami. Non per incasellarmi, ma per capire se ci sono aspetti che rendono la perdita di peso più lenta o più faticosa. Questa idea, per me, è stata un sollievo: se capisco il terreno, posso scegliere meglio i passi.

Te lo dico io: se fate un percorso del genere, segnatevi in anticipo 10 domande. Poi, durante la visita, le tirate fuori una alla volta. Aiuta a non dimenticare nulla.

Una cosa che ho apprezzato è che non si sono fermati al “mangia meno”. Hanno guardato anche come reagisco ai carboidrati, come gestisco la fame, e come posso costruire una routine che regga anche quando la giornata è storta.

Ed è qui che ho capito che, almeno per me, non serviva l’ennesima dieta “copiata e incollata”. Mi serviva un’idea di dieta su misura, con regole che posso seguire davvero.

L’attesa e l’ansia: non sono solo numeri

Io lo dico senza vergogna: mentre aspettavo i risultati, mi sono agitata. Perché avevo la speranza di capire “il perché” di tante fatiche. E insieme avevo la paura di sentirmi dire: “eh, per te è dura, punto”.

Dimagrire, per me, non è mai stato lineare. Ho fatto tentativi, ho stretto i denti, e spesso mi sono sentita come se stessi spingendo un mobile da sola. Quindi sì: aspettare un referto che parla di metabolismo mi ha smosso emozioni vere.

Consiglio della nonna: nell’attesa, evitate di cercare ogni parola su Internet. Annotate i dubbi e portateli al professionista. La testa ringrazia.

Quando i risultati sono arrivati, ho fatto prima una cosa semplice: li ho letti una volta, senza interpretare. Poi li ho riletti con calma, con qualcuno accanto. Perché certe frasi, se le leggi da sola e di corsa, fanno più paura di quella che serve.

E soprattutto mi sono ripetuta questa frase: un referto non è una sentenza. È una mappa. E con una mappa, puoi scegliere la strada.

Cosa dicono i miei risultati: la mia sintesi

Ve lo anticipo: non è uscito “tutto perfetto”. Però non è nemmeno uscito “non si può fare niente”. È uscito un quadro con alcune difficoltà, e alcune strade più adatte a me. E già questo, per me, è stato utile.

In parole povere, nel mio caso è emersa una maggiore sensibilità ai carboidrati, e un’indicazione a puntare su un’alimentazione con più proteine e con una gestione più attenta degli orari. C’è anche un tema legato alla gestione dell’appetito e del grasso “di pancia”, che richiede costanza e pazienza.

IUNIC Metabolic SynLab referto

Vi riporto il senso dei punti che mi sono stati indicati, mantenendo i titoli per far capire di cosa si parla. Ho cercato di scriverlo in modo più chiaro possibile, senza farmi prendere dal panico.

Sensibilità alla dieta: il profilo indica fattori che rendono più facile prendere peso e più faticoso calarlo. Il corpo tende a rispondere meglio a una dieta con più proteine e con meno zuccheri e farine. Sul fronte “fame emotiva”, una parte dei meccanismi risulta bilanciata dal gene MC4R.

Capacità metabolica: alcuni segnali indicano una resa più bassa del metabolismo energetico, con un impatto sul dimagrimento e sul sovrappeso.

Metabolismo dell’insulina: ci sono fattori di rischio moderati verso insulino-resistenza. In pratica, i carboidrati vengono gestiti con più fatica e questo può favorire l’accumulo di grasso.

Sensibilità ai grassi: è presente un fattore legato a dislipidemia e a una gestione non ottimale dei grassi.

Metabolismo della leptina: emerge una tendenza che può rendere più difficile “smuovere” il grasso viscerale. Il corpo può controllare peggio le riserve di grasso.

Colesterolo e profilo lipidico: ci sono fattori associati a un profilo lipidico più facile da alterare, con attenzione anche ai trigliceridi.

Lo sapevi che… i geni non sono un destino scritto. Contano anche sonno, stress, orari, movimento e costanza. Io me lo ripeto quando mi sale la paura.

Il piano alimentare che mi hanno dato

Dopo i risultati, mi hanno proposto un piano che punta proprio ad “aggirare” i miei punti deboli. Il concetto chiave, per me, è stato questo: più proteine, meno picchi di carboidrati, e una gestione degli orari più furba.

Mi hanno spiegato che, con il mio profilo, funziona meglio una dieta con rapporto glucidico più basso. E mi hanno anche detto una cosa che mi ha colpita: se mangio tardi, il calo di peso tende a rallentare. Quindi non è solo “cosa”, ma anche “quando”.

La ripartizione che mi hanno indicato è questa: colazione 25%, pranzo 40%, cena 30%. Se faccio spuntini, li devo “pagare” alleggerendo i pasti. E la sera mi hanno chiesto di evitare carichi grossi di carboidrati, perché è lì che io inciampo più spesso.

In più, mi hanno consigliato movimento semplice e regolare: esercizi a corpo libero un paio di volte a settimana, camminata a passo sostenuto, e bici quando riesco. Niente cose da atleta. Cose da vita vera, che posso mettere in agenda senza odiarle.

Dopo tante battaglie e diete con risultati mini, io oggi mi sento più lucida. Anche perché i pochi chili che ho perso negli anni (7, per essere precisa) li ho persi in un periodo terribile, durante il ricovero di mio marito. Non è una “strategia”, è una ferita. Adesso, invece, voglio dimagrire in modo più gentile, con una direzione chiara e persone competenti accanto.

Ultima cosa, importante: io vi sto raccontando la mia esperienza. Non è un consiglio medico. Se state pensando a un percorso simile, fatelo sempre con un professionista che vi segue, vi ascolta e vi conosce davvero.

FAQ su Iunic Metabolic

IUNIC Metabolic è una dieta già pronta?

No: da quello che ho vissuto io, non è una “scheda uguale per tutti”. È un percorso che usa esami e visite per costruire un piano più vicino a te.

Serve davvero aspettarsi miracoli?

No, e secondo me è meglio così. Io ho messo in conto costanza e tempo. Il valore, per me, è avere una direzione più sensata e meno casuale.

Se ho un profilo “sfavorevole”, allora non dimagrirò mai?

Io non l’ho letta così. Ho visto difficoltà, sì. Ma ho visto anche indicazioni pratiche. E quelle, se le segui, possono fare la differenza.

Perché insistono tanto sugli orari dei pasti?

Perché nel mio caso gli orari contano. Mangiare tardi, per me, è un punto critico. Mettere ordine lì è stato uno dei primi obiettivi.

Il piano è per forza molto ricco di proteine?

Nel mio caso sì, questa è stata la linea guida. Ma la quantità e il tipo di alimenti vanno sempre concordati con chi ti segue, anche in base a salute e abitudini.

Posso seguire tutto questo se ho intolleranze?

In generale, un piano su misura dovrebbe tenere conto anche di quello. Io, quando preparo e scelgo, considero sempre cosa mi fa stare bene e cosa mi crea fastidio.

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