Il pi dàn: l’uovo centenario cinese

Uovo centenario (pi dàn): storia, gusto e tradizione
L’uovo centenario, conosciuto anche come pi dàn, pidan o preserved egg è una delle specialità più affascinanti della cucina cinese. Il suo aspetto insolito e il gusto intenso hanno incuriosito viaggiatori e cuochi di tutto il mondo. Per chi lo incontra per la prima volta, il contrasto tra l’albume traslucido e scuro e il tuorlo cremoso, tendente al verde o al marrone, può sembrare spiazzante. In realtà, dietro queste trasformazioni c’è una storia lunga secoli, fatta di pazienza e tradizione. Non è un piatto qualsiasi, ma un simbolo di identità e radici culturali.
L’uovo centenario non ha davvero cento anni. La sua stagionatura dura settimane o mesi, ma il processo è sufficiente a cambiare radicalmente consistenza e sapore. In Cina è considerato un alimento prezioso, che si porta in tavola nelle occasioni speciali e si regala in confezioni eleganti come segno di prosperità. Per i palati occidentali è un gusto “estremo”, ma per chi cresce con questa tradizione è una parte naturale della propria alimentazione.
Il nome “uovo di cento anni” è nato come espressione popolare per indicare la lunga stagionatura. In realtà, bastano pochi mesi perché il miracolo avvenga.
Oggi i pi dàn sono venduti in confezioni pronte nei mercati orientali, mentre in Europa restano rari e ricercati. Non è facile trovarli nei supermercati, ma alcune botteghe etniche o negozi online specializzati li offrono a chi vuole provare. Il loro fascino sta proprio nell’essere ponte tra culture diverse: un assaggio porta idealmente nei vicoli di Pechino o nelle case rurali cinesi, dove questa tradizione ha avuto origine.
In questo articolo scopriremo storia, preparazione, significati e abbinamenti, con riferimenti ad altri alimenti fermentati che su Nonna Paperina abbiamo già raccontato, come il natto o il surströmming.
Origini e memoria del pi dàn
L’uovo centenario ha radici antiche, che risalgono alla dinastia Ming, più di seicento anni fa. Come per molte altre tecniche alimentari, nacque per necessità: conservare cibi deperibili in un tempo in cui non esisteva la refrigerazione. I contadini scoprirono che ricoprendo le uova con argilla, cenere, sale e calce, queste potevano durare a lungo senza rovinarsi. Il tempo e la chimica trasformavano il contenuto, dando vita a un alimento nuovo, che in breve divenne apprezzato non solo per la sua durata, ma anche per il sapore particolare.
Inizialmente fu un cibo umile, legato alle campagne e alla sopravvivenza. Col passare dei secoli, però, trovò spazio anche sulle tavole nobiliari. La sua intensità, la sua diversità rispetto a qualsiasi altro ingrediente, lo resero una curiosità che affascinava i banchetti ufficiali. Ancora oggi, parlare di pi dàn significa evocare un pezzo importante della memoria gastronomica cinese.
Con la diaspora cinese, l’uovo centenario si diffuse in altri Paesi asiatici come Thailandia, Vietnam e Filippine. Lì divenne parte delle cucine locali, adattandosi agli usi tradizionali ma mantenendo intatta la sua identità. In Occidente, invece, è arrivato tardi, spesso raccontato come “cibo estremo”. Eppure, basta pensare a quanto il nostro gorgonzola o certi formaggi stagionati possano sembrare forti per chi non è abituato, per capire che tutto dipende dal contesto culturale.
Il pi dàn continua a essere un simbolo: nato da una pratica contadina, elevato a icona di resilienza e trasformazione. È un racconto di pazienza e cura, che oggi sorprende per la sua attualità.
Come avviene la trasformazione
La preparazione dell’uovo centenario è un processo semplice ma straordinario. Le uova, spesso di anatra, vengono immerse e avvolte in una miscela alcalina a base di argilla, calce, cenere e sale. A volte si aggiungono foglie di tè per aromatizzare. Dopo essere state sigillate in questa copertura, restano a riposo per settimane o mesi. Durante questo periodo avviene una trasformazione chimica naturale: le proteine dell’uovo cambiano struttura, l’albume si gelatinizza e il tuorlo assume consistenza cremosa.
Il guscio esterno si scurisce e sviluppa talvolta delle venature decorative, chiamate “fiori di pino”, che sembrano disegni naturali. All’interno, l’albume diventa scuro e traslucido, mentre il tuorlo si colora di verde o grigio, con una texture morbida. Il risultato non ha nulla di artificiale, ma è il frutto del tempo e della chimica naturale.
Molti occidentali si chiedono se sia sicuro mangiarlo. La risposta è sì: il trattamento alcalino protegge l’uovo da contaminazioni e ne prolunga la durata. In Cina è un alimento comune, presente nelle botteghe e nelle case, mentre in Occidente viene venduto già confezionato e controllato. La sua sicurezza è garantita da secoli di consumo.
Questo processo, nato come necessità, è oggi un patrimonio culturale. È la dimostrazione di come l’ingegno umano sappia trasformare un bisogno in tradizione, e la tradizione in sapore.
Servi l’uovo centenario tagliato a spicchi, lasciandolo a temperatura ambiente per qualche minuto: i profumi si aprono e il gusto si ammorbidisce.
Il valore culturale dell’uovo centenario
Il pi dàn non è solo un alimento, ma un simbolo. In Cina viene portato in tavola durante i banchetti familiari o regalato in confezioni raffinate come segno di buon auspicio. Regalare uova centenarie significa augurare salute e prosperità, un gesto che lega le persone attraverso il cibo.
Ogni volta che viene servito, l’uovo centenario racconta appartenenza e continuità. È un ponte tra passato e presente, che richiama gesti antichi e li ripropone in chiave moderna. Per molte famiglie è un alimento che segna momenti importanti, unendo le generazioni attorno alla stessa tavola.
In Occidente, invece, la sua fama è diversa. Spesso è considerato un “cibo estremo”, presentato nei programmi televisivi come sfida. Ma questa lettura non rende giustizia alla sua storia. Visto con occhi liberi da pregiudizi, il pi dàn è un esempio di come la cucina possa diventare cultura e identità.
Assaggiarlo non significa solo provare un nuovo sapore, ma entrare in contatto con una tradizione. È un invito a guardare il cibo con curiosità e rispetto, ricordando che ogni cucina custodisce segreti che meritano di essere scoperti.
Sensazioni ed esperienza di gusto
Il primo incontro con un uovo centenario può sorprendere. Il profumo è deciso, con note minerali e terrose. L’albume, divenuto gelatinoso, offre una consistenza compatta, mentre il tuorlo è cremoso e avvolgente. Ogni boccone è un contrasto, un gioco di texture e aromi.
Il sapore ricorda i formaggi stagionati, con sfumature profonde che rimangono sul palato. Non è un gusto neutro, ma un’esperienza intensa che richiede attenzione. Chi ama i cibi trasformati dal tempo, come il natto o il funazushi, lo riconoscerà come parte della stessa famiglia di sapori complessi.
Per godere appieno del pi dàn, conviene abbinarlo a ingredienti delicati che ne bilanciano l’intensità. Tofu, riso bianco o verdure fresche sono compagni perfetti. L’aggiunta di zenzero o di poche gocce di salsa di soia arricchisce l’armonia.
L’esperienza non è solo gustativa. È un esercizio di apertura mentale, un modo per superare le barriere culturali e imparare che la cucina, ovunque, ha il potere di sorprendere e insegnare.
Le venature decorative che si formano sul guscio durante la stagionatura sono chiamate “fiori di pino” e sono considerate segno di buona riuscita.
Usi in cucina e adattamenti moderni
L’uovo centenario è versatile. In Cina viene servito spesso a spicchi, con zenzero fresco. Una delle preparazioni più amate è il tofu freddo con uovo centenario: un piatto semplice che gioca sui contrasti di consistenza. Anche il congee, una zuppa di riso cremosa, diventa più saporito se arricchito con qualche fetta di pi dàn.
Oggi molti chef sperimentano il suo utilizzo in chiave moderna, inserendolo in insalate fusion, come topping per noodles o in piatti creativi che mescolano cucine diverse. In questo modo l’uovo centenario trova spazio anche in ristoranti innovativi.
Per chi soffre di intolleranze, non ci sono varianti senza lattosio o senza glutine da considerare, perché l’uovo non li contiene. Tuttavia, chi è sensibile al nichel deve fare attenzione agli ingredienti delle salse di accompagnamento. Con piccoli accorgimenti, il pi dàn diventa accessibile a molti.
La sua forza sta proprio nella semplicità. Non servono preparazioni elaborate per valorizzarlo: bastano ingredienti freschi e delicatezza nei condimenti. Così anche un piatto inconsueto diventa familiare.
Abbinamenti e curiosità dal mondo
L’uovo centenario si abbina bene a tofu, riso bianco e verdure fresche. Anche brodi leggeri e noodles semplici esaltano la sua intensità senza sovrastarla. È importante lasciare che sia lui il protagonista, accompagnato da pochi tocchi equilibrati.
Fuori dalla Cina, il pi dàn è diventato un simbolo di curiosità gastronomica. Viene raccontato in articoli e documentari, spesso con toni stupiti, ma sempre con interesse crescente. Wikipedia e Nihon Japan hanno dedicato spazio a questa specialità, segno che la sua fama ha oltrepassato i confini.
Assaggiare un pi dàn è molto più di un’esperienza di gusto: è un invito ad accogliere la diversità in cucina, con pazienza e curiosità.
Conserva l’uovo centenario nella sua confezione sigillata. Una volta aperto, gustalo entro pochi giorni e affettalo con un coltello pulito.
Ricetta con tofu con uovo centenario zenzero e cipollotto
Ingredienti per 4 persone
- 2 uova centenarie,
- 200 g tofu morbido,
- 2 cucchiai salsa di soia,
- 1 cucchiaio olio di sesamo,
- zenzero fresco grattugiato,
- cipollotto fresco tritato.
Preparazione
Tagliate il tofu a cubetti e disponetelo su un piatto. Sbucciate le uova centenarie e tagliatele a spicchi. Adagiatele sul tofu. Condite con salsa di soia, olio di sesamo, zenzero e cipollotto. Servite a temperatura ambiente.
FAQ sull’uovo centenario
Che cos’è l’uovo centenario?
L’uovo centenario, chiamato anche pi dàn, è un antico alimento cinese ottenuto dalla conservazione prolungata di uova in un mix alcalino che le trasforma.
Qual è il sapore dell’uovo centenario?
Il gusto è intenso e complesso, con note minerali e sfumature che ricordano formaggi stagionati. È apprezzato in abbinamento a piatti delicati.
Quanto dura un uovo centenario?
Grazie al processo di conservazione, può durare diversi mesi senza deteriorarsi. Viene consumato a temperatura ambiente o usato in ricette tipiche.
L’uovo centenario è sicuro da mangiare?
Sì, se preparato correttamente secondo la tradizione. Nonostante l’aspetto insolito, è un alimento sicuro e consumato da secoli in Cina.
Come si utilizza in cucina?
Può essere servito come antipasto, accompagnato da tofu o congee, oppure inserito in insalate e piatti freddi per dare un tocco intenso.
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