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Makgeolli: cos’è la bevanda coreana che “si beve sotto la pioggia”

Tiziana Colombo: per voi, Nonnapaperina

Articolo scritto da
Tiziana Colombo

Pubblicato il
09/04/2026 alle 17:12

makgeolli

Se ami i drama coreani come me, la scena la conosci: pioggia sui vetri, luci morbide, e sul tavolo una ciotola chiara “nuvolosa” che passa di mano in mano. Quella bevanda spesso è il makgeolli, un vino di riso tradizionale coreano che sa di serate lente e chiacchiere senza fretta.

Mi piace perché non è solo “cosa bevi”, è quando lo bevi. In Corea il makgeolli è diventato un piccolo rito da giornata grigia: lo ordini fresco, lo versi in ciotola, e lo accompagni con qualcosa di caldo e croccante. È proprio quel tipo di comfort che ti rimette in asse senza fare rumore.

E se la Corea è una delle tue prossime mete, segnati questo: provare il makgeolli sul posto è un modo semplice per sentirti dentro la vita di ogni giorno, non “solo turista”. Bastano una sera di pioggia, un locale giusto e la compagnia giusta.

Da ricordare: Nel menu cerca 막걸리 (makgeolli). Se vuoi una scheda chiara e ufficiale, guarda qui: Makgeolli (Unrefined Rice Wine).

In breve: Il makgeolli è un vino di riso coreano torbido, fresco e lieve nel grado alcolico, amato per il suo lato conviviale e per l’abbinamento con jeon e pajeon. Anche se nasce dal riso, non va dato per scontato come scelta adatta a chi evita il glutine, perché il nuruk usato per la fermentazione può arrivare anche da frumento o orzo. Il suo aspetto chiaro non dipende dal latte, ma dal riso fermentato e dai sedimenti rimasti nella bevanda, e in tavola regala quel comfort semplice che rende ancora più bella una sera lenta, magari con la pioggia fuori.

Cos’è il makgeolli e che sapore ha davvero

Il makgeolli è una bevanda alcolica fermentata a base di riso, acqua e nuruk, cioè lo starter tradizionale coreano che avvia la fermentazione. Resta torbida e morbida perché non viene filtrata fino a diventare limpida: per questo ha quell’aspetto lattiginoso, quasi vellutato, che in foto si nota subito.

Al palato unisce una nota appena dolce, una punta acidula e una lieve frizzantezza. Non è un vino da studiare, è una bevanda da condividere. Ti accompagna con naturalezza, senza mettersi al centro della tavola.

La gradazione è spesso moderata, quindi si lascia bere con facilità, specie se ben freddo. E sì, il fondo può depositarsi: è normale. Fa parte del suo stile e del suo fascino più genuino.

Consiglio della nonna: Se vedi deposito sul fondo, non è un difetto. Ruota la bottiglia piano, senza scuoterla forte, e poi versa: così ogni ciotola resta cremosa e uniforme.

makgeolli con jeon e pajeon al cipollotto

Perché si beve sotto la pioggia con pajeon e jeon

La coppia più amata è questa: makgeolli e jeon, soprattutto il pajeon al cipollotto. È una di quelle scene che nei drama tornano spesso perché nasce da un’abitudine vera, molto legata alle giornate di pioggia, quando si cerca qualcosa di caldo, sfizioso e facile da dividere.

Una delle spiegazioni più raccontate è anche la più bella: il suono del pancake in padella ricorda quello della pioggia sui vetri. E allora scatta subito il richiamo. Piove, senti lo sfrigolio, e ti viene voglia di una tavola semplice ma piena di calore.

L’abbinamento funziona anche nel gusto. Il pancake è caldo, saporito e appagante, mentre il makgeolli è fresco, morbido e con quella punta acidula che pulisce bene la bocca. Insieme fanno un equilibrio che mette subito di buon umore.

Idea da drama: Ordina 파전 (pajeon) o 해물파전 (haemul pajeon, con frutti di mare) e un makgeolli fresco. Se vuoi leggere una guida rapida sulla cultura del makgeolli a Seoul, puoi approfondire qui: 5 modern makgeolli flavors.

Come sceglierlo e berlo in Corea

Se è la prima volta, parti dal makgeolli classico, non alla frutta. È quello che ti fa capire davvero la bevanda, senza coperture o scorciatoie. Poi, se ti piace, puoi passare alle versioni più moderne, che in tanti locali hanno un taglio più facile e più giocoso.

Quando lo ordini, ricordati tre cose semplici: meglio fresco, meglio in ciotola, meglio da condividere. È una bevanda sociale, fatta per stare in mezzo alla tavola. Anche se sei in viaggio da sola, ti fa sentire subito dentro l’atmosfera del posto.

Un altro dettaglio utile è questo: da bottiglia a bottiglia può cambiare più di quanto immagini. Alcune sono più secche, altre più morbide, altre ancora hanno una punta acidula più netta. Fa parte del bello del makgeolli: resta una bevanda viva, con tante facce diverse.

Che cos’è il nuruk e perché conta davvero

Qui vale la pena fermarsi un attimo, perché il termine giusto è nuruk, non “naruk”. Il nuruk è lo starter tradizionale coreano della fermentazione: in pratica è ciò che aiuta a trasformare gli amidi del riso e ad avviare il processo che porta al makgeolli.

La cosa importante è che il nuruk non nasce in un solo modo. Può essere fatto con cereali diversi, come riso, frumento o orzo, e proprio questo dettaglio cambia sia il profilo del gusto sia la compatibilità per chi deve stare attento al glutine. Ecco perché due bottiglie di makgeolli possono sembrarti simili, ma non essere uguali per composizione.

In parole semplici: il makgeolli è “di riso”, ma il nuruk che lo fa nascere può avere una base diversa. Per questo leggere bene l’etichetta non è un eccesso di prudenza: è il modo più furbo per gustarlo con serenità, specie se hai esigenze precise a tavola.

Te lo dico io: se nel locale trovi un makgeolli artigianale o di piccola produzione, chiedi con cosa è fatto il nuruk. È una domanda utile, semplice e per niente fuori luogo, soprattutto se devi evitare il glutine.

Makgeolli e intolleranze: cosa sapere prima di ordinarlo

Il primo punto da chiarire riguarda il glutine. Il makgeolli nasce dal riso, ma il nuruk usato per la fermentazione può essere fatto anche con frumento o orzo. Questo vuol dire che non basta leggere “rice wine” per sentirsi tranquille: chi è celiaco o deve evitare il glutine farebbe bene a controllare sempre la singola bottiglia, gli ingredienti e gli allergeni dichiarati.

Il secondo dubbio riguarda il lattosio, perché il makgeolli ha un aspetto chiaro e quasi cremoso. In realtà, nella versione classica, quel colore non viene dal latte ma dal riso fermentato e dalle particelle rimaste in sospensione. Se però scegli versioni più moderne o aromatizzate, conviene leggere bene la composizione, proprio come faresti con qualunque altra bevanda confezionata.

Se hai una pancia sensibile o segui una dieta FODMAP, la regola più utile è andare per gradi. Il makgeolli resta una bevanda alcolica fermentata, a volte un po’ dolce, quindi la tolleranza cambia da persona a persona. Una piccola ciotola, bevuta fresca e insieme al cibo, è spesso il modo migliore per capire se fa per te senza rovinarti la serata. E se vuoi una bussola in più quando viaggi, qui trovi la nostra guida alla dieta FODMAP.

FAQ sul makgeolli

Il makgeolli è birra o vino?
È un “vino di riso” tradizionale coreano: fermentato, torbido e spesso leggermente frizzante.

Che sapore ha il makgeolli?
Di solito è dolce-acidulo, morbido e “cremoso” al sorso, con una nota di cereale e una frizzantezza leggera.

Perché si vede il deposito sul fondo?
Perché è non filtrato: il sedimento è normale. Basta ruotare la bottiglia piano prima di versare.

Perché si dice che si beve quando piove?
Per tradizione si abbina ai pancake salati coreani (jeon/pajeon): è un rito da comfort, caldo + fresco, croccante + morbido.

Con cosa sta bene oltre al pajeon?
Con piatti saporiti e da condivisione: altri jeon, fritti, snack salati e piatti un po’ speziati.

È sempre adatto a chi evita il glutine?
Non sempre: dipende dalla ricetta e dallo starter usato dal produttore. Se devi evitarlo, controlla sempre ingredienti e allergeni.

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