La tequila, uno dei superalcolici più amati

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Quali sono le origini della tequila?

Tutti conoscono la tequila, ma meno nota è la sua origine e il significato che ricopre per la cultura messicana. La tequila è infatti la bevanda nazionale del Messico, per quanto – almeno agli occhi degli stranieri – sia il simbolo del sud America. La vera tequila è prodotta con la leggendaria agave tequilana weber azul, conosciuta semplicemente come agave blu. Essa sta al Messico come lo zucchero sta ai Caraibi, una coltivazione che ha fatto la fortuna del Paese, e che occupa buona parte del suo territorio fertile.

La produzione della tequila segue canoni peculiari, non perché la distillazione sia così diversa da quella degli altri liquori, bensì per l’approccio artigianale che i messicani adottano. La tequila, in Messico, è per molti una questione di famiglia. Le multinazionali che la producono conservano spesso una struttura di questo tipo, mentre i piccoli brand (altrettanto preziosi) si cimentano ancora oggi nella conduzione familiare, nonché in una modalità di produzione che contempla molte fasi “a mano”. D’altronde, il disciplinare di questo tipo di alcolico, quello vero e di qualità almeno, è davvero severo.

L’importanza dello jmador, il coltivatore dell’agave

Tutto parte dall’irrinunciabile contributo dello jmador, ovvero il coltivatore dell’agave. Dopo averla curata per 8-10 anni, sceglie le piante più mature e ne pulisce il cuore, un accorgimento essenziale per non conferire alla bevanda degli sgradevoli sentori amari. Successivamente, le foglie dell’agave vengono cotte per uno o due giorni in forni appositi, in modo da favorire la fermentazione.

La fase successiva vede la macinazione delle foglie, realizzata spesso con i mulini tradizionali. Lo scopo è estrarre il succo, che viene chiamato “aguamiel”. Il succo viene poi trasferito nelle cisterne, dove subisce una robusta fermentazione con l’aiuto di lieviti naturali derivanti dall’agave stessa. L’ultima fase è quella della distillazione, che viene realizzata per mezzo di alambicchi. Ovviamente, a seguito della distillazione viene selezionato solo il “cuore”, mentre il liquido posto in sommità e sul fondo viene scartato.

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I vari tipi di tequila

Molti di voi hanno probabilmente assaggiato la tequila almeno una volta. Descriverne il gusto in modo univoco, però, è piuttosto complicato, viste le tante varietà ufficiali in circolazione. Tuttavia, la tequila più diffusa, di qualità media o medio-bassa che si acquista al supermercato, ha un sapore che ricorda l’acquavite. E’ dotata, però, di un carattere più forte, molto più aromatico e raramente balsamico. Il sapore è complesso e spesso tagliente, quindi non facile da apprezzare nella forma “liscia”.

Per quanto concerne la gradazione, la tequila di qualità (quella artigianale) vanta ben 55 gradi, invece quella “commerciale” ne hai circa 40. Esistono comunque numerose varietà di tequila, oltre a quelle da supermercato. Ecco le principali.

Tequila blanco. E’ una tequila invecchiata poco, al massimo due mesi. Il sapore è decisamente aromatico e cristallino, mentre il colore è spiccatamente chiaro. Per molti è questa la tequila perfetta, ossia quella più pura.

Tequila joven. A dispetto del nome, questa tequila è un blend, ovvero è frutto dell’unione tra la variante blanco e la variante non eccessivamente invecchiata. Il sapore cambia molto da marchio a marchio e a secondo delle modalità con cui si realizza il blend.

Tequila reposado. E’ una variante dal sapore meno aromatico e più deciso. E’ invecchiata più di 60 giorni, in media per tre o quattro mesi.

Tequila anejo. E’ una variante discretamente invecchiata, in media per un anno intero. L’invecchiamento ha luogo in botti di legno dalla capacità inferiore ai 600 litri.

Tequila extra anejo. L’invecchiamento avviene in botti del medesimo tipo, ma dura per tre anni. E’ la tequila più forte e dal gusto più aspro. E’ probabilmente la più complicata da consumare e dedicata ai veri intenditori.

Un distillato ottimo liscio e nei cocktail

La tequila è uno dei distillati più amati e più diffusi, sebbene sia raro riuscire a gustare un prodotto di qualità eccelsa. Quelle riservate al commercio al dettaglio, spesso, non reggono il confronto con i veri distillati, a meno che non si decida di salire di prezzo. Ciononostante, la tequila è entrata nell’immaginario delle feste, secondo un approccio di consumo che fa letteralmente drizzare i capelli ai puristi, ossia la tequila con sale e limone. Di base, questo metodo non permette di gustare il distillato al meglio e non la valorizza affatto. Ma a questa “pratica” sono legati i ricordi di molti, specie in età giovanile.

Molto più interessante, se proprio si rigetta il consumo “liscio”, è il filone dei cocktail. Alcuni sono molto buoni e in grado di rendere onore al distillato. La maggior parte dei cocktail con tequila vedono la partecipazione dei succhi di frutta, e in particolare gli agrumi. Alcuni nomi sicuramente saranno noti ad alcuni di voi: Tequila Sunrise, Angelo di fuoco, Margarita, Tequila bum bum, La Fenice, Pocholito e molti altri ancora.

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26-03-2021
Scritto da: Tiziana Colombo
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