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Retsina, il vino resinato simbolo della Grecia

Retsina
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La lunga storia della Retsina

La Retsina è uno dei vini più “curiosi” dello scenario europeo. Il motivo di ciò risiede nella particolarissima storia di questa bevanda, la quale getta le sue radici addirittura nell’epoca classica. La leggenda, infatti, narra che la Retsina sia stata inventata niente meno che dal famoso medico Ippocrate nel lontano V sec. a.C. In origine questo vino era una bevanda di tipo curativo, e solo con il passare dei decenni è diventata una bevanda in senso stretto. Il tratto principale della Retsina è la presenza della resina di pino, elemento che tra le altre cose gli dà il nome. La resina di pino veniva utilizzata per sigillare le botti in maniera pressoché ermetica, azione necessaria per impedire l’ossidazione del liquido e quindi per ridurre al minimo le conseguenze negative della lunga conservazione.

E’ proprio la resina di pino che, ieri come oggi, dona alla Retsina un sapore e un profumo inconfondibili. In antichità la Retsina era nota come “vino di Atene”, questa espressione deriva dal fatto che è sempre stata prodotta col vino savatiano, che si sviluppa rigoglioso soprattutto in Attica. Stesso discorso per il pino, che in Grecia cresce soprattutto nei dintorni di Atene. Col passare dei secoli, la resina è diventata però un elemento superfluo in quanto sono emersi metodi di conservazione più raffinati, tali da impedire l’ossidazione senza dover applicare sostanze particolari.

A causa di questa dinamica, intorno all’Ottocento, la Retsina ha perso in popolarità finendo nel dimenticatoio. Dopo la seconda guerra mondiale ha però sperimentato una sorta di rinascita, dovuta principalmente a un cambiamento – o per meglio dire adattamento – del processo di produzione. Attualmente la Retsina è considerata un vino “folkloristico”, non esattamente pregiato ma in grado di esprimere una certa “grecità“. Della Retsina moderna parlerò nel prossimo paragrafo.

La Retsina moderna e le differenze con la versione antica

La Retsina moderna è abbastanza diversa da quella antica. Come già anticipato, negli ultimi decenni il vino ha subito alcuni cambiamenti che riguardano soprattutto i processi di produzione. Il riferimento è proprio alla resina, che cede sentori e profumi non in quanto applicata alle botti (a mo’ di tappo), ma piuttosto come ingrediente vero e proprio. Attualmente la resina, dopo un processo di purificazione, viene inserita direttamente nel mosto. Ma come viene intesa oggi la Retsina? In linea teorica non si tratta di un vino pregiato. In termini di purezza, gusto e raffinatezza, non può reggere il confronto con i migliori vini europei. Non a caso le stesse autorità elleniche lo classificano come vino da tavola, il cui scopo è quello di accompagnare pietanze più o meno tipiche.

Retsina

La funzione attuale della Retsina, però, va oltre la semplice enogastronomia, infatti stiamo parlando di un vino che non è buono a causa del suo valore intrinseco (non eccezionale), bensì per il suo valore culturale, apprezzato più dai turisti che dai greci stessi. Per quanto possa sembrare strano, i più grandi consumatori di Retsina non sono gli abitanti della Grecia, bensì coloro che vi giungono per visitarne le bellezze. In questa prospettiva un ruolo importante è giocato dalla “diversità” della Retsina, caratteristica che non può essere messa in discussione. D’altronde di vini al sapore di resina non se ne trovano al di fuori dei confini ellenici. Possiamo quindi affermare che la Retsina, più che un vino enogastronomicamente rilevante, sia un “vino folkloristico “, un vero e proprio vino realizzato ad uso e consumo dei turisti.

Come si consuma e si abbina questo tipo di vino?

A prescindere dal suo significato simbolico e dal suo valore culturale, la Retsina rimane un vino. Dunque è impossibile non parlare del suo sapore e dei suoi abbinamenti. Per quanto riguarda il sapore, assomiglia a un normale vino rosso o bianco. A ciò si aggiunge un forte sentore di resina di pino, che rende più gradevole il tutto. La gradazione si attesta su livelli medi: 12-13 % per la variante rossa e 14-15% per la variante bianca. Per ciò che concerne il prezzo, vista la qualità discreta ma non eccelsa, il prodotto si rivela più che abbordabile. Si parla di circa 8 euro per una bottiglia da 750 ml.

Come si consuma la Retsina? A cosa andrebbe abbinata? In primis va detto che la Retsina non è un vino da aperitivo. Il suo sapore, infatti, è troppo “piatto” per reggersi da solo. Dà però il meglio di sé se abbinato ad altri sentori, meglio se forniti da pietanze tipiche della cucina greca. Sicché la Retsina viene valorizzata al meglio quando accompagnata da ricette tipiche come l’insalata di feta, i dolmades, la moussakà, nonché a tutti quei secondi di pesce che rendono più che apprezzabile la cucina ellenica. Infine, la Retsina bianca si abbina alla perfezione con gli spiedini di pesce alla griglia.

16-07-2020
Scritto da: NonnaPaperina
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