Ouzo, il liquore simbolo della Grecia

Ouzo

Cos’è l’Ouzo e quali sono le sue caratteristiche

L’Ouzo è uno dei simboli della tradizione enogastronomica greca. Più che un liquore, infatti, è una vera e propria istituzione in Grecia. Lo è soprattutto a Lesbo che, per quanto le origini non siano poi così chiare, è considerata la patria dell’Ouzo. Nell’isola è presente persino un museo dedicato! Ad ogni modo non dovete pensare all’Ouzo come un liquore simile a quelli italiani. La questione non riguarda tanto gli ingredienti, che non sono affatto estranei alla nostra tradizione, quanto il metodo di consumo. L’ouzo, infatti, non si consuma così com’è, ma viene sempre allungato con l’acqua. In questo modo diventa un piacevole e rinfrescante aperitivo, certo alcolico, ma fino ad un certo punto.

Per quanto nessuno vieti di consumarlo a fine pasto, a mo’ di digestivo, in genere l’Ouzo viene servito insieme agli antipasti. La preparazione di questo liquore vede come protagonisti vari ingredienti: l’uva fresca, l’uva passa, alcune erbe aromatiche e l’anice. Proprio quest’ultimo è responsabile delle proprietà organolettiche della bevanda. L’Ouzo, infatti, sa decisamente di anice. Tra le erbe aromatiche, invece, troviamo la liquirizia, il coriandolo, il chiodo di garofano, la radice di angelica, il finocchio, la cannella e persino i fiori di cedro. Questi ultimi, a dire il vero, sono propri soprattutto di alcune varianti dell’entroterra.

La fase più importante del procedimento è la fermentazione del composto base, che è valorizzato – a metà del procedimento – dall’aggiunta delle erbe. La distillazione avviene in appositi distillatori di rame. Negli Ouzo di qualità media la distillazione avviene una volta, in quelli di qualità superiore tale passaggio viene ripetuto almeno due volte. L’Ouzo “secco” è molto alcolico, può superare infatti i 65 gradi. Tuttavia, se allungato con acqua raggiunge i 30, avvicinandosi – per esempio – al nostro limoncello.

Come si consuma questo tipo di liquore?

L’Ouzo è un liquore tradizionale, ma non antico. Infatti, è stato inventato nell’Ottocento e ha acquisito una certa popolarità dopo l’indipendenza della Grecia. Il suo consumo, però, si è diffuso molto in fretta, fino ad arrivare ad usi molto particolari che potrebbero risultare decisamente esotici all’orecchio di uno straniero. Alcuni di questi riguardano la diatriba tra “acqua e ghiaccio”, di cui parlerò nel prossimo paragrafo.

Ouzo

Per il resto l’Ouzo, se ben diluito, funge da aperitivo corposo, e infatti in alcuni bar della Grecia viene servito insieme a degli stuzzichini, in particolar modo “marinari”. L’Ouzo si accompagna alla perfezione con assaggi di polpo, calamari, sardine, molluschi etc. Da questo punto di vista, si comporta come la birra per le tapas spagnole. L’Ouzo, dunque, è il protagonista del più classico aperitivo serale “alla greca”.

Ouzo con ghiaccio e acqua fredda

Un paragrafo a parte merita la questione della diluizione. E’ quasi impossibile bere l’Ouzo “secco” in quanto sarebbe troppo pesante, va quindi diluito. Il primo pensiero, essendo una bevanda rinfrescante, va all’acqua e al ghiaccio, in effetti molti lo bevono così. In realtà si tratta di un errore, anzi è il miglior modo per “rovinare” l’Ouzo e comprometterne gusto e specificità. In realtà l’Ouzo va allungato esclusivamente con acqua fredda, la presenza del ghiaccio, infatti, impedisce la corretta reazione degli oli essenziali presenti nella bevanda, che si sciolgono nell’alcol ma non nell’acqua creando dei bellissimi fenomeni di diffusione della luce. La presenza del ghiaccio disintegra le molecole degli oli essenziali, neutralizzando il loro impatto aromatico.

L’errore del ghiaccio, utilizzato consapevolmente o inconsapevolmente, viene spesso commesso dagli stessi barman greci. Il consiglio è di chiedere esplicitamente di diluire l’Ouzo in acqua. In alternativa, se vi viene servito con il ghiaccio a parte, potete chiedere in un secondo momento una bottiglia di acqua fredda e procedere voi stessi con la diluizione.

15-06-2020
Scritto da: Tiziana Colombo
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