Fare estetica significa curare la pelle e la forma fisica

Fare estetica

Fare estetica significa curare la propria pelle e la propria forma fisica attraverso delle scelte di  “qualità”, sia che si parli di  alimentazione, sia che ci si riferisca a trattamenti nel campo estetico, senza scordare il movimento.

Oggi sui giornali, alla radio e in televisone, nonché sul web, si parla con notevole frequenza di estetica legata al cibo e correlata alla cura del corpo e della salute.

E non per caso, visto che si tratta di binomi che nel secolo del benessere e del “bellessere” non possono assolutamente essere scissi.

In sostanza, fare estetica significa riarmonizzare gli equilibri che il tempo e gli stress quotidiani hanno perturbato, ridonando ai tessuti  elasticità, lucentezza e setosità.

L’intervento base è quello di smuovere le masse attraverso strumentazioni e procedimenti specifici, come le vacuum terapie, le radiofrequenze e la crioterapia, solo per citare alcuni dei più conosciuti e pubblicizzati.

Sicuramente anche un trattamento cosmetologico successivo aiuta a reidratare e a rallentare la perdita dei liquidi tissutali, fra le cause principali di un invecchiamento anticipato.

Fare estetica

Alimentazione ed estetica

Un’alimentazione errata, inadeguata e/o sbilan­ciata può concorrere a provocare anche danni di carattere estetico, sia di tipo generale sia più partico­lari e localizzati.

In linea di massima lo “stare bene”, lo “stare in salu­te” si riflettono in maniera molto evidente sull’aspetto di una persona; ed è logico, se si considera la complessi­tà ma anche l’unitarietà delle diverse funzioni, recipro­camente integrantisi, del nostro organismo.

Possiamo dunque azzardarci ad affermare che, in linea generale, l’espressione “salute è bellezza” può essere in un certo senso accettata e sottoscritta, così come anche il suo inverso: nella maggior parte dei casi, infatti, chi è sofferente lo dà a vedere, e il suo aspetto esteriore ne scàpita.

È evidente che la “bellezza” non rappresenta un valore assoluto, in quanto soggetta a essere giudicata in maniera differente a seconda dei tempi, delle mode e delle tendenze. È necessario, al riguardo, non farsi confondere, ossia tenere presente che, se non ci sono dubbi circa il fatto che un sovrappeso o una obesità, oltre a rappresentare un potenziale rischio per la salute, siano anche un contributo al peggioramento dell’aspetto di una persona, è peraltro anche vero che certi pregi estetici, strettamente legati a “mode”, pos­sono anche non essere accettabili o non avere alcun significato da un punto di vista scientifico o medie.

Molti guardano solo il peso corporeo

Il primo esempio che viene alla mente è ancora quello relativo al peso corporeo. Le mode attuali sembrano aver stabilito, per i giovani soprattutto, che per avere un aspetto gradevole occorre essere estremamente magri, in omaggio a modelli estetici (quelli dell’abbigliamento, in primo luogo) certamente esasperati.

Questo fatto spinge molti giovani ad andare al di là del semplice mantenimento di un peso “desiderabile”, per arrivare, nella disperata ansia di essere “magris­simi” ad ogni costo, a forme di restrizione alimentari particolarmente spinte, tali quindi da rappresentare un pericolo per la salute, specialmente in organismi in accrescimento. Di casi del genere, a volte si devono purtroppo occupare anche le cronache.

È evidente che un atteggiamento più saggio al riguardo consiglierebbe di non cercare di seguire a tutti i costi modelli del genere, e di limitarsi a porre ogni attenzione al raggiungimento e alla conserva­zione di un peso adeguato alla propria struttura fisica e al proprio tipo di costituzione: è in questi limiti che vanno ricercati la “bellezza” o il “bell’aspetto”, che sono legati a un “giusto” peso corporeo, e non attra­verso l’inseguimento un po’ folle e scriteriato di modelli che non ci appartengono!

Non trascuriamo poi di ricordare che ci si può anche trovare di fronte al caso inverso, ossia a quello di persone eccessivamente e antiesteticamente magre che si vergognano del loro stato e desiderano acqui­stare peso. Alcuni, mal consigliati, tentano di risol­vere il problema auto prescrivendosi integrazioni di proteine e vitamine, sovraconsumo di certi cibi iper­calorici e uso di farmaci anabolizzanti ( quante respon­sabilità, al riguardo, di certi ambienti che gravitano intorno alle palestre per culturisti!). Il corretto appro­ccio a queste situazioni va, invece, sempre impostato e guidato dal medico: accurata indagine sulle cause della ma­grezza e messa in atto degli opportuni provvedimenti di tipo alimentare e farmacologico, accompagnati da ben architettati programmi degli esercizi fisici più adatti a migliorare il portamento e l’aspetto (torace, spalle, busto, ecc.) e, particolarmente nel caso dei maschi, ad aumentare volume e tonicità delle masse muscolari. Tutte componenti importanti, come si vede, di un aspetto più attraente.

L’ideale è mantenere un’alimentazione corretta

Mantenersi nel giusto peso, alimentarsi corretta­mente, non cadere in eccessi abituali e in consumi esa­gerati di certi cibi o di certe bevande: si tratta di atteg­giamenti alimentari generali, che si inquadrano in uno stile di vita che si può genericamente definire “equili­brato”, e che certamente, insieme ad altre forme di equilibrio nel modo di vivere e di comportarsi, por­terà un notevole contributo al raggiungimento di un aspetto esteriore quanto più gradevole possibile, negli ovvii limiti imposti da madre natura.

Ma non basta. Vivere e regolarsi secondo linee direttrici razionali e sagge aiuta anche a conservare un bell’aspetto più a lungo negli anni.

È vero, infatti, che conservare la salute e la bellezza è più facile che riconquistarle, ed è vero che ogni età ha la sua forma di bellezza: ci sono bambini e giovani belli, cosi come ci sono adulti belli ed anche vecchi belli. In questa società che vede aumentare in maniera incessante la durata media della vita, e quindi il nume­ro degli adulti e degli anziani, questi problemi vanno tenuti presenti, dato che, come già detto, un aspetto gradevole non va considerato un qualcosa di seconda­rio e un po’ frivolo, essendo il piti delle volte un sin­tomo indicativo di una buona salute.

E non si ricorderà mai abbastanza che questi argo­menti riguardano strettamente anche i giovani, dato che, come ripetuto più volte, è proprio nella gioventù che si cominciano a mettere le fondamenta di quelle che saranno la salute, l’efficienza e la bellezza degli anni della maturità, della terza età e della senilità.

Ma lasciamo ora da parte il capitolo dei collega­menti fra estetica e alimentazione basati sul problema “peso corporeo”, e dedichia­moci a una panoramica su alcuni altri aspetti di questi collegamenti: quelli che concernono (o, meglio, dovrebbero farlo … ) la cosiddetta “cellulite”, e quelli che riguardano più specificatamente la cute e alcuni suoi annessi (unghie e capelli).

Carenze ed errori alimentari

Alcuni di essi possono avere molta influenza sull’a­spetto. Vediamo qualche esempio, tralasciando, come è ovvio, certi casi molto gravi di carenze nutritive ( quali lo scòrbuto da carenza di vitamina C; il rachiti­smo da carenza di calcio e/o di vitamina D; la xeroftal­mia da carenza di vitamina A; l’ipotiroidismo da carenza di iodio, ecc.), e nei quali il danno di tipo estetico, che pure è innegabile, ha un rilievo seconda­rio di fronte al danno organico e funzionale.

Una pelle eccessivamente secca (il primo e più semplice danno provocato dall’alterazione dello stato di idratazione dell’epidermide) può, in generale, essere una caratteristica congenita, entro certi limiti. Essa può, però, anche essere legata a carenze vitaminiche (di vitamina A, in particolare). Le conseguenze possono essere sgradevoli desquamazioni e, come evenienza minore, precoce comparsa di antiestetiche rughe.

Riguardo poi certi veri e propri invecchiamenti pre­coci dei tessuti (pelle meno elastica, secca, rugosa), le notizie che abbiamo sono ancora scarse e incerte. L’in­vecchiamento della pelle è un fenomeno che inizia dal momento in cui la cute, raggiunta la maturità morfo­logica e funzionale, comincia a dare segni di decadi­mento e di involuzione. In questo processo ha prima­ria importanza la progressiva disidratazione cui la cute va incontro: ad essa corrisponde la perdita di elasticità cutanea e la conseguente comparsa di rughe, con modificazione del colorito, dilatazione dei pori, appa­renza senile, ecc. In questo processo si verifica una progressiva diminuzione della quota di vitamine nelle strutture cutanee e nel sebo: la D, A, E, e forse anche la C ed alcune del gruppo B.

Sembra che l’invecchiamento della cute, legato a trasformazioni del sottocutaneo e a degenerazione delle fibre elastiche e del collagene che fa parte del tessuto connettivo (sono ancora le rughe la manifestazione più appariscente di queste alterazioni), possa, se precoce, essere anche a volte collegato ad almeno due fattori di ordine alimentare: una carenza di vitamina E (una vita­mina dotata di spiccata proprietà antiossidanti, e quindi in grado di ostacolare la formazione di perossidi, sostanze che nell’organismo sono connesse a tanti pro­cessi sia patologici sia fisiologici: fra questi ultimi, anche all’invecchiamento dei tessuti) ed eventualmente una sistematica assunzione di dosi eccessive di acidi grassi polinsaturi ( composti instabili che tendono appunto a formare perossidi nelle cellule). All’estremo opposto, una carenza di acidi grassi polinsaturi può causare una sintomatologia cutanea caratterizzata da arrossamento, essiccamento, desquamazione, ecc.

Le vitamine sono indispensabili

Molte carenze vitaminiche e minerali possono provocare danni rilevanti anche sul piano estetico. Ricordiamo le lesioni ai denti e alla pelle da carenza di vitamina C; i danni alla cute del viso, alla bocca e alla lingua da carenza di vitamina B6; le desquamazioni cutanee (specialmente delle labbra) e la fragilità delle unghie legate a carenza di vitamina B2; la “cheratosi pilare” secondaria a carenza di vitamina A e le manife­stazioni cutanee eritematose da carenza nella dieta di vitamina PP o di triptofano (anche se questi sintomi da “pellagra” hanno ormai soltanto un valore storico, presso di noi, come del resto pure la maggior parte delle altre forme di carenza vitaminica delle quali stiamo parlando). E non dimentichiamo neppure il pallore spinto collegato ad una anemia da carenza di ferro o di vitamina B12 o di acido folico; i danni dentali e la maggiore incidenza della carie, fattore che può avere un suo rilievo anche sul piano estetico, conse­guenti alla carenza di fluoro, ecc.

E non trascuriamo il fatto che anche certi quadri di malassorbimento, provocando un insufficiente assor­bimento intestinale di certe sostanze nutrienti, possono ripercuotersi sull’aspetto e in particolare sulla cute, con ragadi, acne rosacea, pigmentazioni anomale, iperche­ratosi (ispessimento dello strato corneo), ecc.

Ma anche eccessive introduzioni di vitamine e minerali (attenzione all’uso incontrollato di integra­tori e prodotti dietetici!) possono provocare danni sul piano estetico. Ricordiamo solo la screziatura dello smalto dei denti per una eccessiva e prolungata intro­duzione di fluoro; il gozzo e i disturbi tiroidei legati ad un consumo troppo alto di iodio; la perdita di capelli dovuta ad iperdosaggio di vitamina A; la xantocromia (ingiallimento della cute del palmo delle mani e della pianta dei piedi) dovuta a volte all’accumulo nei tessuti di caroteni assunti in quantità esagerate, eventual­mente per sfruttare la loro azione a favore della ab­bronzatura solare (altro aspetto estetico da affrontare con grande prudenza e sotto controllo medico), ecc.

Anche certi gonfiori dell’addome e dello sto­maco (da stipsi, eventualmente associata ad una razione troppo povera di fibra, o anche da fermenta­zioni intestinali o da aerofagia, fenomeno al quale concorrono anche una esagerata avidità o fretta nel consumare i pasti) possono rientrare nel novero delle situazioni aventi un rilievo negativo sul piano estetico, e collegabili a ciò che si mangia o a come lo si mangia

Evitare stress ai tessuti

L’ausilio di apparecchi studiati appositamente è utile per stimolare sia il maggior flusso ematico e linfatico sia anche alcune cellule, dette fibroblasti, che sono preposte alla produzione di collagene endogeno.

Attenzione, però, a non  stressare troppo i tessuti: ovvero l’eccessiva stimolazione potrebbe far produrre tessuto fibroso, causando un peggioramento.

In tale circostanza, infatti, inizialmente si verifica la comparsa della classica buccia d’arancia, con le antiestetiche fossette, poi, una volta avviato il processo, queste ultime diventano nel tempo nodi fibrosi facilmente riscontrabili al tatto e intrattabili con i classici metodi estetici.

Pertanto è opportuno affidarsi a personale esperto e ben preparato. E comunque tanto impegno, sia di tempo che, ovviamente, economico, diventa vano se non si osserva una corretta alimentazione.

Quel che introduciamo nel corpo attraverso gli alimenti facilita il percorso estetico, in quanto un apporto bilanciato di nutrienti stimola la produzione di tessuto di sostegno (collagene) e favorisce gli scambi cellulari indispensabili per l’omeostasi interna (equilibri cellulari).

Alimenti ad azione antiossidante

Bisogna quindi nutrirsi spostando l’ago della bilancia verso quegli alimenti ricchi di fibre e proteine che hanno un’azione antiossidante. Sicuramente è fondamentale mangiare più verdure e frutta, soprattutto quelle di colore scuro intenso, in quanto ricche di sostanze benefiche come gli antociani. Ma non bisogna trascurare di ingerire anche alimenti come carne e pesce ricchi in proteine.

Purtroppo attualmente stiamo vivendo un periodo dove le mode e le nuove tendenze diventano i miti da seguire con schemi rigidi e cattedratici. Fra questi l’adozione di diete povere o per nulla costituite da proteine di origine animale.

Ricordiamo al riguardo che l’uomo non è un erbivoro, per quanto si stia cercando in tutti i modi di collocarlo e classificarlo come tale. Le proteine animali sono essenziali in quanto ricche di alcune sostanze come la parolina e la lisina che nel mondo vegetale scarseggiano.

Parolina e lisina

La parolina è importante per costituire la cosiddetta struttura quaternaria delle proteine, la lisina è implicata nei processi di formazione del tessuto di sostegno. In poche parole grazie a loro i nostri tessuti, il sistema immunitario, ecc. sono sempre in “tono”.

Ma la cosa fondamentale resta la selezione alimentare, cioè assumere prodotti che siano il più possibile privi di conservanti, coloranti e simili, i quali favoriscono l’ossidazione e quindi l’invecchiamento anzi tempo delle nostre cellule.

Si può addirittura affermare che un cibo di pessima qualità a lungo andare arriva ad intaccare l’integrità del nostro DNA portando le cellule a un processo di apoptosi. In pratica le sostanze ossidative contenute in un alimento scadente diventano nel tempo talmente aggressive da arrivare  a sgretolare le unità telomeriche del DNA e far così perdere alle cellule le informazioni necessarie per poter vivere, replicarsi e comunicare fra loro.

Dott. Vito Traversa

Nutrizionista ad indirizzo Fisiopatologico

Chinesiologo, Terapista della riabilitazione fisica e strumentale

Esperto in Estetica

Riproduzione riservata

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04-03-2017
Scritto da:

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Pochi sanno che mi chiamo Tiziana Colombo. Tutti, nel mondo del web, mi conoscono come Nonnapaperina.

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