Svezzamento, addio alle tabelle, meglio tutto e subito per diminuire il rischio allergie e intolleranze

Uno dei momenti più importanti nella crescita del bambino (e dei neo genitori) è il passaggio dal latte alle pappe, per questo, neanche a dirlo, è un momento di forte ansia per i genitori alle prime armi che improvvisamente si trovano sommersi d’informazioni che, come spesso accade, sono contrastanti.

Per anni si sono seguite rigide tabelle per l’introduzione degli alimenti da proporre ai bambini. Le mamme non potevano fare altro che seguirle come dogmi, e guai a sgarrare! Il motivo? Le allergie e/o intolleranze alimentari. Le tabelle nascono dalla credenza che più tardi sono offerti gli alimenti maggiormente allergizzanti, come pesce e frutta secca, meno probabile è il rischio di sviluppare allergie alimentari.

Dunque, secondo il calendario classico dello svezzamento il bambino può entrare in contatto con la frutta secca e con alcuni tipi di frutta fresca come fragole, kiwi e melone, non prima dei 18-24 mesi. Mentre, per assaggiare un po’ di pesce o per gustarsi uno yogurt, il bebè deve aspettare di compiere 7 mesi.

Ultimamente, però, si sta facendo retro marcia. Partiamo, infatti, nel dire che non esiste nessuno studio a conferma della teoria che i cibi allergizzanti è meglio introdurli tardi nella dieta del neonato. Si tratta di una prassi diffusa e consolidata da anni che, però, non si basa su dati scientifici certi.

Ma non è tutto. Perché, anzi, recenti studi hanno, invece, messo in luce il contrario e cioè che introdurre prima gli alimenti “pericolosi” ne favorisce la tolleranza nel bambino.

Uno su tutti, è il recentissimo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine e pubblicato qualche giorno fa su Corriere Salute. I ricercatori del King’s College di Londra, basandosi sullo studio di 1300 neonati, sostengono che per prevenire le allergie e/o intolleranze alimentari potrebbe essere utile dare piccole quantità degli alimenti “sensibilizzanti” prima dello svezzamento, cioè già a quattro-cinque mesi di vita.

Non resta che vedere come la notizia è accolta dai pediatri italiani, di certo, ai neo genitori potrebbe creare ancora più confusione se questo nuovo modo di affrontare lo svezzamento non è sostenuto dal proprio pediatra.

Quel che è certo è un cambio di tendenza rispetto al passato. Tutti sono d’accordo nel sostenere un approccio allo svezzamento del proprio bambino nel modo più naturale e rilassato possibile, seguendo prima di tutto i suoi gusti e la voglia di esplorare nuovi sapori.

 

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