Intolleranza al lattosio: scopriamo a fondo di cosa si tratta

Da alcuni anni stiamo assistendo al diffondersi di un’intolleranza un po’ speciale, che interessa il latte e i suoi derivati. L’intolleranza al lattosio si propone sempre più diffusa a livello mondiale, quindi le aziende produttrici di latte e di derivati hanno iniziato a proporre tipologie di cibi privi di lattosio, consumabili anche dalle persone che soffrono di questa intolleranza.

L’intolleranza al lattosio è descritta come un caso tipico di intolleranza enzimatica, la quale può essere congenita, quindi comparire dalla nascita, oppure acquisita, ovvero svilupparsi nel corso del tempo. Si tratta dell’impossibilità dell’organismo di metabolizzare alcune sostanze che sono presenti negli alimenti e, nel caso dell’intolleranza al lattosio, si tratta di un difetto dei disaccaridi, ovvero degli enzimi che si impegnano a metabolizzare i carboidrati. L’organismo soffre una carenza dell’enzima lattasi e questa mancanza porta il corpo a non digerire correttamente il lattosio, ovvero lo zucchero che rappresenta il 98% dei carboidrati presenti nel latte.

Si tratta, quindi di un’intolleranza a uno zucchero? La risposta è sì, poiché sappiamo che il lattosio è presente solo nel latte e chi è intollerante a esso non possiede l’enzima utile per metabolizzarlo. Da ciò deriva che chi assume latte o derivati che contengono il lattosio non riesce ad assorbirlo a livello intestinale, perché la mancanza di lattasi impedisce che lo zucchero venga trasformato in glucosio e in galattosio.

L’intolleranza da lattosio si rivela molto diffusa negli Stati Uniti, dove interessa più del 20% della popolazione. In Europa centrale le percentuali si assestano sul 30% della popolazione adulta, mentre l’intolleranza raggiunge livelli molto alti nell’Europa meridionale, dove il problema è stato notato sul 70% della popolazione. L’intolleranza al lattosio può manifestarsi a partire dai due anni, ma è più probabile che i sintomi maggiori compaiano dopo i sei anni. In tempi recenti molte persone hanno scoperto di soffrirne, con successiva richiesta di modificare la dieta giornaliera per migliorare il proprio stato di salute.

Quali sono i sintomi dell’intolleranza al lattosio?

I sintomi dell’intolleranza al lattosio interessano soprattutto l’apparato gastrointestinale. Si tratta di sintomi che compaiono dopo poche ore dall’assunzione del latte o dei derivati che lo contengono e che consistono in crampi addominali e gonfiore di pancia e che nei casi più gravi si estendono a scariche diarroiche e anche a feci acquose. Non si tratta di sintomi specifici, quindi l’intolleranza al lattosio può facilmente essere scambiata con altre patologie. Sta quindi alla singola persona comprendere se i sintomi si manifestano dopo avere assunto alimenti che contengono il latte e chiarire l’intolleranza sottoponendosi ai test di rito.

Come si diagnostica l’intolleranza al lattosio?

Per comprendere se si è intolleranti al lattosio è necessario eseguire degli esami di laboratorio. Si può procedere con l’esame delle feci per scoprire se sussiste un errato assorbimento dei carboidrati. Un test molto specifico è il Breath Test al Lattosio.

Si tratta di un test semplice e poco costoso, ma soprattutto non invasivo, che analizza la produzione di idrogeno nella sintesi metabolica. L’esame è eseguito dopo un digiuno di almeno 8 ore e richiede di non assumere latte o derivati, ma nemmeno farmaci o elementi alteranti nella settimana precedente.

Il test dura quattro ore, durante le quali non è concesso mangiare o fumare. Esiste anche un esame molto specifico che è la biopsia alla mucosa del piccolo intestino, ma si tratta di un test invasivo e che è richiesto in casi specifici.

Come va trattata l’intolleranza al lattosio?

Tutto si basa sulla variazione della dieta quotidiana che non deve annoverare il latte e i prodotti che lo contengono. È intelligente eliminare gradualmente gli alimenti che contengono il lattosio per osservare gli effetti e quindi generare un piano alimentare bilanciato ed efficace per contenere il problema.

È importante considerare che una dieta povera di latticini può portare a carenze di sali minerali preziosi come il calcio, quindi va valutata un’integrazione alimentare in questo verso. A seguito della massiva diffusione del problema, molte aziende alimentari hanno scelto di proporre prodotti lattiero-caseari che vengono definiti delattosati, ovvero privi di lattosio.

Dal latte ai formaggi è quindi possibile trovare in commercio numerosi prodotti di origine animale che sono privi dello zucchero lattosio da inserire nella dieta quotidiana. Chi soffre dell’intolleranza può altresì affidarsi ai ‘latticini’ creati con ingredienti vegetali come ad esempio la soia e il riso. Al contempo, chi soffre di intolleranza in modo leggero può scegliere di inserire saltuariamente nella propria dieta dei formaggi che contengono poco lattosio, come il cheddar, l’Emmental e il parmigiano reggiano.

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2 commenti a “Intolleranza al lattosio: scopriamo a fondo di cosa si tratta

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