Celiachia: un protocollo per migliorare la diagnosi precoce

Celiachia: un protocollo per migliorare la diagnosi precoce. Nel 2014 sono state circa 170mila le nuove diagnosi di celiachia in Italia. Purtroppo questa condizione è ancora sottovalutata, soprattutto per quanto riguarda la diagnosi precoce (si stima che siano circa 400.000 gli italiani affetti da celiachia che ancora non sanno della loro condizione clinica).

Tale situazione si verifica perché i primi sintomi della celiachia si presentano spesso in maniera blanda, coinvolgendo parti del corpo diverse dall’apparato gastrointestinale (sono in particolare il gonfiore addominale, il dimagrimento e i frequenti episodi di vomito a mettere in allarme chi poi scopre di soffrire di celiachia).

Un protocollo ministeriale per la diagnosi precoce di celiachia

Alla luce di questo quadro epidemiologico impossibile da ignorare, il Ministero della Salute ha avviato un programma d’investimenti in collaborazione con le province autonome di Trento e Bolzano. L’obiettivo di tale percorso è stata la realizzazione di un protocollo incentrato su diagnosi, follow up e prevenzione della celiachia, una malattia che, come dimostrano i dati presentati nel paragrafo precedente (che non tengono conto di tutti i soggetti che hanno questo problema e non lo sanno), è tutto tranne che rara nel nostro Paese.

Le novità del protocollo in questione – pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 19 agosto – comprendono diversi aspetti riguardanti l’approccio quotidiano con il paziente e mettono in primo piano un’attenzione particolare ai bambini.

Celiachia: le novità per lo screening diagnostico

Il nuovo protocollo ministeriale si concentra in particolare sulla diagnosi precoce della celiachia, che abbiamo già ricordato essere oggi particolarmente importante. Il percorso prevede uno screening iniziale contraddistinto dall’esecuzione di test sierologici, ai quali segue una biopsia intestinale.

Quest’ultimo step può essere evitato nei pazienti in età pediatrica, ma solo se sono presenti specifiche condizioni cliniche riconducibili alla celiachia, oltre alla risposta positiva alla dieta senza glutine e a specifici riscontri genetici e di positività agli anticorpi antitransglutaminasi.

Un’ampia trattazione è ovviamente dedicata alla dieta senza glutine e alla differenza tra celiachia e allergia al glutine.

Il protocollo ministeriale – definito ufficialmente dopo 8 anni di accordi – si pone come punto di riferimento ufficiale per migliorare l’informazione generale sull malattia, tenendo come obiettivo principale l’aumento delle diagnosi precoci e la diminuzione dei percorsi di screening errati, che sono sinonimo d’inutili privazioni alimentari e di sofferenza psicologica per chi le vive in prima persona.

 

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