Rosmarino, l’immortale

Tempo di preparazione:

Il nome “rosmarino” ha origini incerte: qualcuno lo fa derivare dalle parole latine “ros”, rugiada, e “maris”, del mare, mentre un’altra ipotesi ne attribuisce la provenienza alle parole greche “rops” (arbusto) e “myrinos” (odoroso). Sicuramente questa pianta era apprezzata da entrambi i popoli e, ancora prima, da quello egizio, che gli attribuiva addirittura doti di immortalità, probabilmente perché i suoi rametti, anche recisi, si mantenevano freschi molto a lungo nel tempo.

Il suo utilizzo nella cucina mediterranea è davvero molto diffuso e vario, tanto che in Toscana appare come ingrediente prezioso addirittura nel dolce “castagnaccio”, una torta a base di farina di castagne arricchita con pinoli, uvetta, noci e, appunto, il profumato rosmarino. Generalmente, però, questa spezie viene utilizzata in piatti salati, soprattutto negli arrosti.

Il rosmarino è una pianta arbustiva e cresce in luoghi soleggiati e a riparo da venti freddi, meglio in terreni in cui l’acqua non ristagna, come ad esempio rocce e dirupi. Leggenda popolare vuole che non venga mai piantato vicino alla salvia, benché queste due compaiano spesso insieme in numerosi piatti tradizionali… e anche nella maggioranza dei giardini, le cui aiuole smentiscono categoricamente questa diceria. Per far crescere bene il rosmarino è invece essenziale dosare l’annaffiatura e, se coltivato, in vaso, fare molta attenzione a non lasciare acqua nel sottovaso. Per il resto è una pianta davvero molto adattabile, non richiede concimazioni e potature particolari e cresce meglio al sole, ma sta bene anche in penombra.

Le proprietà benefiche di questa pianta sono note fin dall’antichità, anche se fino al II sec. se ne conosceva solo l’uso medico. Fu solo quando Galeno ne individuò la funzione digestiva che il rosmarino si affermò (con enorme successo) nel mondo della gastronomia. La tradizione ermetica indicava questo arbusto come simbolico della terza decade del segno dei gemelli e, come tale, si diceva presiedesse alle mani e ai loro problemi. Durante i riti di purificazione, infatti, era obbligatorio lavarsi le mani con il rosmarino.

Dai Romani era ritenuto anche un potente afrodisiaco che se preso in dosi eccessive poteva addirittura indurre all’aborto. Le sue proprietà corroboranti trovavano applicazione nel “bagno al rosmarino”, consigliato per aiutare la circolazione sanguigna e sensibilizzare la pelle. Il suo uso medico si è poi tramandato nei secoli, tanto che nel XVII sec. alla corte di Francia si utilizzava un rimedio detto “Acqua della Regina d’Ungheria” – che ne testimoniò l’efficacia- ottenuta distillando due parti di fiori di rosmarino e tre di alcool. Il Re Sole la assumeva per curare la gotta, mentre le donne di corte vi si profumavano la pelle.

Oggi il rosmarino viene utilizzato in fitoterapia per le sue proprietà analgesiche, antispasmodiche, antiossidanti, antisettiche e antinfiammatorie. Sotto forma di tintura madre viene consigliato per stimolare la memoria, come olio essenziale è consigliato come antibatterico e fungicida e come olio per massaggi pare sia ottimo per combattere dolori muscolari. Infine, in caso di mal di testa, è utile strofinare delle foglie fresche di rosmarino sulle tempie per alleviare il disturbo e favorire il rilassamento.

Crocchette di patate al rosmarino

Difficoltà: Media

Ingredienti per 15 crocchette circa

  • 4 patate medie
  • 3 rametti di rosmarino
  • 1 rametto di timo
  • 2 cucchiai di amido di mais
  • 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva
  • olio di semi di arachide per friggere
  • q.b. pangrattato gluten free
  • sale

Preparazione:

Sbucciare, lavare e lessare le patate. Una volta tiepide, schiacciarle in una ciotola aggiungendo il sale, l’olio d’oliva, l’amido di mais, una spolverata di timo e il rosmarino tritati, quindi unire un cucchiaio scarso di pangrattato. Lasciar raffreddare il composto in frigorifero per almeno due ore e formare le crocchette (stando molto attenti a non  creare crepe, che potrebbero contribuire a romperle in cottura), quindi passarle nel pangrattato.

Scaldare abbondante olio di semi di arachide in una padella capiente o in un wok e friggere le crocchette a 140° circa finché la superficie sarà dorata. Servirle ancora calde o appena tiepide.

Tempo di preparazione: 1 ora + 2 ore di riposo

A cura di Chiara Pietrella –  Giornalista e blogger – www.ricettesenza.it – chiara@ricettesenza.it

 

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