InGalera, il primo ristorante in Italia all’interno di un carcere

InGalera è uno spazio adibito a ristorante, previa prenotazione, che si trova all’interno del carcere di Bollate, una delle più importanti case circondariali del nord Italia. Qual è la particolarità di questo ristorante? Il fatto di avere come cuochi e camerieri dei detenuti della II Casa di Reclusione di Milano-Bollate.

Questo progetto, presentato ufficialmente con una conferenza stampa moderata dall’attrice Lella Costa e che ha avuto luogo oggi alle 11.00 presso il suddetto carcere, è una vera e propria innovazione in Italia.

I lavori dedicati sono stati gestiti dalla cooperativa ABC, che ha indetto un bando al quale hanno risposto inizialmente più di 90 persone per soli due posti. Un successo senza dubbio soddisfacente, che ha reso obbligatoria la definizione di alcuni requisiti per i detenuti intenzionati a lavorare nel ristorante.

In primo luogo è stata considerata l’aderenza all’articolo 21 dell’Ordine Penitenziario, che prevede la possibilità di uscire dal carcere per lavorare dopo aver scontato almeno un terzo della pena, assieme alla mancanza di dipendenza da alcol e droghe.

Il ristorante InGalera è aperto sia a pranzo sia a cena e serve piatti di ogni tipo, tenendo conto sempre della qualità delle materie prime. I detenuti che vi lavorano – regolarmente assunti con un onorario pari al 65% di uno stipendio pieno – accolgono i clienti fin dall’ingresso, guidandoli in spazi curati esteticamente e che affacciano sul cortile della casa di reclusione.

Il progetto è stato realizzato anche grazie al contributo di partner di grande rilievo, tra i quali è possibile citare la fondazione Cariplo, il Ministero della Giustizia, il gruppo PWC, la fondazione Peppino Vismara e l’ISS Paolo Frisi.

Nato con l’obiettivo di avviare i detenuti a un processo di responsabilizzazione e di conoscenza delle dinamiche del mondo del lavoro, il ristorante InGalera è una novità che sta ricevendo commenti molto positivi da diverse parti.

Senza dubbio il lavoro a contatto con il pubblico in un settore come il food, dove creatività e cordialità sono fondamentali per il rapporto con il cliente, non può che favorire il reinserimento sociale di soggetti che devono scontare condanne anche lunghe – alcune ultraventennali – senza perdere il contatto con una realtà sempre più competitiva soprattutto a livello lavorativo.

 

 

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