Ma le intolleranze alimentari, esistono o no?

Tempo di preparazione:

intoleranza-1_2937170950bbd3f164a5733ea5e53eae
Noi intolleranti ce lo sentiamo dire di continuo: “Le intolleranze alimentari non esistono”. E sono medici a parlare, non l’edicolante sotto casa (con tutto il rispetto per la categoria!). Eppure noi beviamo un bicchiere di latte, mangiamo una frittata e ci sentiamo male. E molti (altri) medici ci assicurano che si tratta di intolleranze alimentari, teoria che sembrerebbe confermata dalla crescente quantità di test che vediamo eseguire in moltissime farmacie accreditate, ma anche in laboratori e ospedali specializzati. Ma se non esistono, allora, di che parliamo? Chi ha ragione e chi torto?

Il dilemma mi è stato chiarito in maniera molto netta e comprensibile da uno dei maggiori esperti in materia del nostro Paese, il ricercatore (e medico) Marco Silano dell’Istituto Superiore di Sanità, che ho avuto il piacere di intervistare nel dicembre del 2008 mentre pensavo a cosa scrivere nella prefazione del nostro libro “100 ricette senza latte e derivati, uova e soia”…

Silano mi ha spiegato chiaramente che le intolleranze (al contrario delle allergie) non sono dimostrabili dal metodo scientifico (eccetto quelle al glutine e al lattosio), perché il più delle volte si tratta di fenomeni temporanei, pertanto non compatibili con il metodo scientifico (quello di Galileo, per intenderci) che basa la sua attendibilità sulla ripetibilità degli esperimenti. Questo significa che oggi potrei risultare fortemente intollerante ad un alimento e magari tra un mese o anche una settimana no, perché il mio corpo, se non l’ho mangiato, non è più intossicato o perché ha migliori risorse per reagire (io per esempio in gravidanza non avevo alcun problema con il latte, che invece normalmente mi devasta!). Questo, per il sistema scientifico, significa “esperimento fallito”, “fatto non provato”. Il dott. Silano, però, è stato molto chiaro nel dire che questo non significa che le intolleranze non esistano! Significa solo che non sono “scientificamente” dimostrabili perché, appunto, non sono ripetibili. Per usare un esempio, il fatto che ieri sia stata triste e oggi non lo sia, non significa che la tristezza non esista, e neanche che ieri ero allegra e felice!

Insomma, anche in questo caso il problema è sempre il solito: c’è qualcuno (anche plurilaureato) che si ostina a sostenere che ciò che non è “scientificamente dimostrabile”, non esiste. Credo che su questo pianeta non basterebbe un mese per elencare i milioni di evidenti e innegabili fenomeni che il metodo di Galilei non ha ancora dimostrato e che forse non riuscirà mai a dimostrare. Ma la scienza (quella vera) è umile, e i ricercatori (quelli veri), come Silano, lo dicono chiaro: “Il fenomeno esiste”.

Alla fine, quindi, è’ solo una questione di approccio e di metodo di studio… Credo che basterebbe solo essere un po’ più aperti, meno timorosi e meno netti, e le cose (forse) funzionerebbero meglio.

Questo bell’articolo è stato scritto da Chiara Petrella che ha preso spunto da un fatto che mi è capitato ieri a un’evento dove ha partecipato la dr.ssa Chiara Manzi. Questa dottoressa quando mi sono permessa, a seguito di una domanda fatta dal pubblico, di sottolineare una sua risposta secondo me errata. Infatti si è girata e mi ha risposto “le intolleranze non esistono” …

Mi sono arrabbiata e non ho risposto per educazione nei suoi confronti ma ho subito confidato il problema al Prof. Di Fede che ovviamente sostiene che le intolleranze purtroppo esistono……

 

Condividi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *