La differenza tra “intolleranza al lattosio” o deficit di lattasi

Il dr. Sacha Sorrentino ci spiega come si definisce “intolleranza al lattosio” o deficit di lattasi, l’insieme dei sintomi che possono presentarsi per la incapacità di digerire il lattosio, il principale zucchero contenuto nel latte. L’enzima, cioè la macchina biologica,  divide il lattosio in zuccheri semplici: il glucosio e il galattosio. Questo processo  rende assorbibili questi zuccheri da parte dell’intestino tenue.

Le persone che hanno una carenza di lattasi e sviluppano sintomi clinicamente rilevabili, sono definite intolleranti al lattosio. L’intolleranza al lattosio nell’adulto è molto comune: nell’ Europa centrale la prevalenza è circa il 30% e nell’Europa del sud sfiora il 70%. Non ci sono invece differenze significative di incidenza fra i due sessi.

Fisiologicamente l’attività lattasica compare intorno all’ottava settimana di gestazione per raggiungere il picco intorno alla 34a settimana a cui segue il progressivo calo con una persistenza di funzione pienamente efficace solo nel 30% della popolazione mondiale. Nel corso della vita, quindi, l’individuo sarebbe destinato a perdere una parte di funzionalità dell’enzima lattasi (80-90% di perdita di attività in Cina e Giappone entro i 3 o 4 anni mentre in Inghilterra il calo si manifesterebbe intorno ai 18-20 anni) in un modo direttamente influenzato dall’apporto di latticini nella dieta; più essi sono importanti nella alimentazione quotidiana e più tardi, in termini di età, e meno frequentemente, in termini di prevalenza, si manifesti il problema.

I sintomi più comuni dell’intolleranza al lattosio sono gastrointestinali: dolore addominale, diarrea, nausea, flatulenza, crampi addominali, gonfiore, e raramente stitichezza. Queste sintomatologie insorgono da 1 a poche ore dopo l’ingestione di latte o latticini o comunque di alimenti contenenti lattosio. Tuttavia questi sintomi  non sono specifici: altri disordini come ipersensibilità alle proteine del latte, reazioni allergiche ad altri cibi, o intolleranze ad altri zuccheri possono causare sintomi simili.

Si stima che occorrano più di 12 grammi di lattosio al giorno per causare sintomi in soggetti con carenza di lattasi. L’insorgenza della sintomatologia è anche dipendente dal cibo associato in quanto è legata alla velocità di svuotamento dello stomaco:  se il lattosio viene ingerito insieme a carboidrati, che aumentano la velocità di svuotamento,  i sintomi sono più probabili o più intensi, mentre se viene ingerito insieme a grassi, che riducono la velocità di svuotamento gastrico, i sintomi possono essere molto ridotti o addirittura assenti.

La  mancanza dell’enzima non permette di scindere il lattosio nei suoi costituenti glucosio e galattosio, come detto in precedenza,  quindi in tale forma è scarsamente assorbibile. Il lattosio indigerito passa nel colon dove provoca una crescita incontrollata di flora batterica a caratteristica prevalentemente fermentante con produzione di acidi grassi volatili a catena corta, metano, anidride carbonica e idrogeno giustificando la comparsa di gonfiore addominale, flatulenza, dolori crampiformi.

Considerando l’elevata prevalenza nella popolazione generale e il meccanismo di perdita di funzione proprio dell’attività enzimatica si è considerata la possibile esistenza di mutazioni del gene codificante per la lattasi. E’ stato identificato un polimorfismo, cioè un diverso aspetto di un gene, associato alla carenza dell’attività della lattasi. In caso di diagnosi di intolleranza al lattosio attraverso un test genetico, la prima misura terapeutica è una dieta priva di contenuto di lattosio, considerando comunque le tabelle alimentari. Tali alimenti possono essere sostituiti con alimenti analoghi privi di lattosio che attualmente si trovano in commercio con facilità. Poiché gli alimenti contenenti grandi quantità di lattosio contengono anche grandi quantità di calcio, è consigliabile una supplementazione di calcio in tutti i pazienti sottoposti ad una stretta dieta di eliminazione ed in particolare nei bambini che richiedono grandi quantità di calcio per lo sviluppo osseo.

Anche se i sintomi sono direttamente correlati alla quantità di lattosio ingerito, è bene sapere che il lattosio non è contenuto solo nel latte e nei suoi derivati freschi, ma anche, sebbene in piccole quantità, in alcuni tipi di pane, dolci al forno (ciambelloni e simili), cereali, margarine, caramelle, merendine, salami. E’ importante imparare a leggere la composizione degli alimenti presente sulle etichette dei prodotti.

La besciamella è sicuramente la più conosciuta tra le salse basi della cucina e non a caso è chiamata anche salsa madre.  E’ una preparazione semplicissima e veloce da preparare  a base di farina di riso, olio e latte e viene usata in tantissimi modi e piatti. Tra i piatti più popolari in cui viene usata la besciamella troviamo: le lasagne, i cannelloni, le diverse varietà di pasta al forno e tantissimi altri ancora.

Ci sono moltissimi modi per preparare questa salsa che è molto usata nelle nostre cucine e si puo’ preparare anche con prodotti alternativi che anche chi ha problemi di lattosio puo’ mangiare

 

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