Gnocchi di farro all’ortolana

Tempo di preparazione:

Mi sono arrivati i tanto attesi risultati dell’Alcat test e con mio grande rammarico uno degli alimenti che mi hanno vietato di mangiare per almeno 6 settimane, e la cosa mi ha lasciato basita, è la patata!!!!!!! Non me lo sarei mai e poi mai aspettato…………..

Credo che ognuno di noi si sia trovato a non capire il significato di quei numeri e di quelle sigle che sono accanto ai risultati degli esami del sangue, ma il Prof. Di Fede dell’Imbio mi ha spiegato tutto quello che è uscito da questo particolarissimo esame.

ALCAT è oggi lo strumento più utile per la diagnosi attraverso test sul sangue delle intolleranze alimentari (allergie alimentari ritardate) e per la corretta impostazione di una terapia dietetica individuale che guidi ogni persona verso il recupero della tolleranza immunologica e la ripresa di una alimentazione libera.

Un test oggettivo e computerizzato, in modo da ridurre il più possibile l’errore umano, con una documentata ripetibilità dei risultati in identiche condizioni, e tra i vari test ematici non convenzionali oggi esistenti è sicuramente quello dotato della maggiore facilità di gestione pratica. Il test Alcat è oggi una delle più valide alternative non convenzionali per la valutazione delle ipersensibilità alimentari non IgE mediate. Dal punto di vista pratico il test si effettua come un test citotossico, ma in realtà esprime nella sua effettuazione una serie di evoluzioni scientifiche che lo rendono profondamente diverso dai test citotossici fino ad ora utilizzati.

Questo è l’unico test approvato dalla FDA americana e riconosciuto da parte della CEE.

L’ ALCAT test, è utilizzato dai medici per la ricerca delle cause di diverse malattie, come causa di flogosi cronica, stati infiammatori che clinicamente sono silenti, a volte possono essere la causa di disturbi cronici spesso non riconosciuti con le indagini tradizionali. Un tipo di alimentazione non adatta al proprio organismo, è ormai riconosciuta come causa di infiammazione ed innesco per patologie infiammatorie che possono dare adito allo sviluppo di malattie anche di tipo tumorale.

Le micotossine sono presenti negli alimenti conservati male e in ambiente umido; presenti nei cereali e legumi stoccati nei silos troppo a lungo. Anche se il cibo è cotto, le micotossine non vengono distrutte. Le Aflatossine, sono pericolose perché sono associate al cancro al fegato (si forma da alimenti lievitati e surgelati, durante il passaggio di temperatura). Anche in noci e semi mal conservati, in latte e carni di animali di allevamento quando questi vengono nutriti con mangimi scadenti.

Il ferro che si trova nella carne, forma dei composti N-nitroso-composti, nello stomaco, intestino, e produce elevate quantità di radicali liberi. Aumenta la lipoperossidazione delle membrane cellulari. Questa azione pro ossidante è tanto maggiore nelle cellule che hanno scarsa capacità di difendersi dall’azione lesiva dei radicali liberi. Lo stress ossidativo alto, ovvero un alto valore di radicali liberi, è uno dei fattori di rischio per l’innesco dei fenomeni lesivi. Le sostanze anti ossidanti presenti nelle verdure e frutta, proteggono dai fenomeni lesivi create dai radicali liberi.

Cosi mi sono messa a cercare come potevo farmi degli gnocchi che non mi avrebbero creato dei problemi e che potevamo mangiare un po’ tutti e ho trovato questa ricetta. Devo dire che il risultato è stato davvero al di sopra delle mie aspettative……..

Ingredienti per 4 persone

  • 100 gr di farina di farro
  • 200 gr di pangrattato
  • 2 lt. di brodo vegetale
  • 2 dl di latte
  • timo tritato
  • 1 scalogno
  • 1/2 cucchiaio di curcuma
  • 1 spicchio d’aglio
  • 2 cucchiai di farina di riso
  • sale

Preparazione

Unite il pangrattato alla farina di farro, aggiungete il timo e mescolate con cura. Impastate utilizzando il brodo vegetale, fino ad ottenere un impasto omogeneo e consistente. Lasciate riposare per almeno 10 minuti. Con l’aiuto di due cucchiaini formate gli gnocchi e sistemateli su un canovaccio man mano che saranno pronti.

In un pentolino scaldate il latte con un po’ di curcuma e l’aglio tritato. Sbucciate lo scalogno, tritatelo ed unitelo al latte.

Aggiungete la farina di riso ed amalgamate con cura per evitare la formazione di grumi. Fate cuocere per 2 minuti, mescolando con un cucchiaio di legno. Lasciate riposare.

Portate a bollore 2 litri d’acqua salata, tuffateci gli gnocchi e man mano che verranno a galla metteteli nei piatti individuali, precedentemente scaldati. Cospargete con la salsa allo scalogno e servite subito.

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4 commenti a “Gnocchi di farro all’ortolana

  1. tiziana

    ciao Chiara, vado subito a leggere la tua ricetta e se posso mangiare tutti gli ingredienti la faccio stasera, sono alla ricerca di ricette che mi possano permettere un mangiare “normale……. “

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