Jackfruit – Albero del pane

Che la frutta faccia bene non è di certo una notizia nuova, oggi vi voglio presentare un alleato ideale per la nostra salute: il Jackfruit.

Le Maldive sono posti meravigliosi da visitare il contatto con le vere Maldive lascia spiazzati, avere la possibilità di condividere giornate in piena libertà con i suoi abitanti, conoscere le loro usanze, le loro abitudini, assaporare i loro cibi è stato per me un’arricchimento non indifferente.

Io e mio marito siamo appassionati di viaggi e circa tre volte l’anno ci concediamo brevi periodi di vacanza in paesi lontani, alla scoperta di nuovi luoghi da visitare e nuove culture. In realtà, le Maldive per noi non costituiscono più un nuovo posto da visitare, perché siamo già andati tre volte, ed abbiamo visitato  oltre ché Malè e qualche isola dei pescatori, anche alcuni resort. Ma le Maldive sono ormai per noi un appuntamento fisso, praticamente irrinunciabile, il ritorno al “paradiso terrestre”. Ho promesso a Paolo, mio figlio, che se viene promosso a pieni voti, andiamo a farci una vacanzina……..

Nel nostro ultimo viaggio siamo stati molto fortunati….. in cucina. Infatti, abbiamo avuto modo di conoscere e provare un’infinità di piatti, frutti e verdure a noi completamente sconosciuti……. Uno di questi frutti è il Jackfruit…..

Un frutto molto buono che contiene molta vitamine, l’ideale per mantenersi in salute. Contiene, infatti, vitamine e minerali, e offre numerosi benefici per la salute. Isoflavoni della frutta, antiossidanti e fitonutrienti significa che jackfruit ha proprietà anticancro. E ‘noto anche per aiutare e curare le ulcere indigestione. Ha inoltre proprietà lassative, specialmente se ingerito in grande quantità. Anche i semi sono commestibili. I semi crudi sono tossici, e vanno dunque bolliti.

Il famoso Jackfruit ha un sapore simile a quello dell’ananas, trovo che essiccato (lo vendono nei negozi di cibi etnici) sia buonissimo nelle torte leggermente aromatizzate con del limone.Sempreverde, alto sino a 20 metri, l’albero ospita in abbondanti quantità questi grossi frutti, il cui peso può superare anche i 30 chili!

jackfruit si presentano con una buccia ruvida e spinosa, molto simile al durian, e contengono una parte fibrosa all’interno della quale sono “immersi” tanti piccoli similfrutti dalla buccia gialla, che a loro volta ospitano un singolo nocciolo.

La polpa del jackfruit è lattiginosa e bianca, l’odore molto penetrante, che ricorda la cipolla marcia all’apertura del frutto o la banana per le parti commestibili al suo interno.Nel sud dell’India i jackfruit sono classificati in due grandi famiglie: Kooza pazham, più adatti al mercato ed al consumo, e Koozha chakka.

Ampio anche il numero di cultivar e varietà, tra le quali citiamo la Black gold, la Cochin, la Golden Pillow, la Mia 1 e la Golden Nugget.

Il jackfruit, nativo di India, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka (o alcuni sostengono della penisola Malese), è coltivato in Asia, Australia, in Africa, alle Hawaii, in Brasile, in India, in Giamaica, a Suriname ed altri paesi.In Indonesia e nel Bangladesh è considerato frutto nazionale.

Dopo essere stato raccolto il jackfruit tende a deteriorarsi velocemente a temperatura ambiente. Ragion per cui va conservato in frigorifero.

Nei paesi di origine è spesso venduto nei mercati, già tagliato in porzioni abbondanti.

Quando il jackfruit non è maturo si può cucinare come un tubero di patata, bollito. La parte commestibile sono i piccoli cuori gialli contenuti nel frutto, che spesso si ritrovano in vendita separatamente.

Una volta maturo, è ottimo per farne macedonie, torte o in abbinamento con il gelato.La cucina asiatica fa un ampio uso del jackfruit, in piatti caratteristici come il Gujjeda Kajipu (piatto indiano a base di curry) o il Kathal Sabzi. E’ consumato indifferentemente crudo o cotto, ma si trova in vendita anche essiccato.

Alcuni ritrovamenti archeologici in India testimoniano come la coltivazione del jackfruitfosse già praticata circa 6000 anni fa.

Il legno del jackfruit si utilizza per costruire strumenti musicali tipici della tradizione asiatica, ma anche per ricavare la tintura rosso porpora caratteristica delle tuniche dei monaci buddhisti.

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