Non è vero che la civiltà è nata con la ruota; è cominciata con il grano, e quindi con il pane!

Tempo di preparazione:

Io adoro il pane in tutte le sue forme, sapori, particolarità ………… e sapendo questa mia passione mi hanno regalato un libro stupendo: Il pane fatto in casa di Ingram-Shapter e credo che faro’ parecchie prove e ricette……c’è nè per tutti i gusti……incredibile!!!!!! Grazie

Non è vero che la civiltà è nata con la ruota; è cominciata con il grano, e quindi con il pane!

Il pane ha quindi tanti anni. All’inizio l’uomo si nutriva coi grani di cereali: orzo, miglio, avena, frumento, segale. Crescevano allo stato selvaggio e solo quando ne trovava poteva mangiarli e nel modo più naturale e immediato: cioè crudi o arrostiti su pietre arroventate, oppure facendone miscugli bolliti, le prime zuppe o pappe di cereali.

In seguito l’uomo trovò il sistema per fare crescere le pianti celle vicino alle capanne, le loro abitazioni, e si passò all’agricoltura.

Dal grano si ricava la prima farina, scura e grossolana. L’uomo impara a impastarla con l’acqua e ne escono delle schiacciate messe poi a cuocere sulle pietre roventi: sono le focacce, il primo pane e agli Egizi che si fa risalire l’invenzione del primo forno.

Visitando le antiche tribù d’Egitto si ha la sorpresa di scoprire affreschi che raffigurano le diverse fasi della lavorazione del pane. Una forma di pane è stata trovata in una tomba egiziana di 3.500 anni fa. La preparazione del pane si diffuse in Grecia dove vennero perfezionati i forni

I fornai Greci dipingevano sui forni maschere orribili per scoraggiare quelli che, aprendo la porta per curiosare, facevano entrare la corrente d’aria che rovinava il pane.

I Romani impararono abbastanza tardi l’arte della panificazione, ma in compenso furono panettieri raffinatissimi.

Secondo Plinio, la panificazione si sviluppò a Roma intorno al 168 a.c., quando i Romani sconfissero Perseo, re della Macedonia e gli schiavi greci ne «importarono» l’arte.

Raccontano gli storici che nelle case dei ricchi, il pane veniva presentato sotto forme diverse, secondo il tipo di pranzo e di commensali: una cetra per il poeta, un cuore per gli innamorati

I poveri, nello stesso periodo mangiavano pane di farina grossa e mista.

Anche nel Medio Evo, quasi ad ogni classe sociale corrisponde un tipo di pane: ci sono i pani di corte, i pani di cavaliere, di scudiero, di valletto ed infine il pane del popolo, fatto con la farina di segale, orzo e frumento.

La storia del pane accompagna l’ascesa e la decadenza di regni ed imperi, quando non è addirittura l’elemento scatenante di rivolte e rivoluzioni che modificano il corso della storia.

Alla Bastiglia, nel 1789, il popolo più che i prigionieri cerca la farina. Da qui la famosa quanto insensata frase attribuita alla regina Maria Antonietta: «se non hanno pane, date loro delle brioche».

Ad un’altra regina di Francia, questa però di origine italiana, la raffinata Maria de’ Medici, va l’onore di aver lanciato la moda del pane preparato con il lievito di birra, da allora denominato «pain de la Reine» (Pane della Regina).

I francesi che vivono in Canada benedicono la pasta di pane prima di infornarla. Gli ebrei gettano una pallina di pasta nel fuoco, offrendo il primo pezzo di pane a Dio. In Russia il miglior augurio che si possa fare «che tu non rimanga mai senza pane finché vivi».

Il pane offerto lega tanto colui che l’accetta quanto colui che lo offre: «chi ha mangiato pane e sale a casa di qualcuno deve sentirsi in obbligo di non tradirlo mai». «Se mangio il tuo pane, come potrò mai dimenticarti?» dice Kim nel romanzo omonimo di Kipling.

Per ogni situazione, felice o triste della vita, esiste un rituale legato al pane. In Polonia la sposa distribuisce agli invitati, all’uscita della chiesa, dei pani augurali a forma di bambola, in cui è contenuta una moneta.

In Italia, precisamente in Calabria, si perpetua la tradizione dei «Mustazzuoli», panpepati modellati a mano con cui si fanno ex voto e oggettini, ricordo di pellegrinaggi e feste, secondo un’inventiva tutta mediterranea.

In gran parte del sud si conservano ancora le tradizionali figure del presepe, fatte di mollica di pane policroma.

L’anno contadino è tutt’ora ritmato dalla preghiera, dalle benedizioni, dalle offerte che servono a propiziare abbondanza e felicità. In occasione della mietitura si svolgono nelle campagne delle feste, in cui i giovani agricoltori fanno a gara chi miete più in fretta una parte del campo; segue quindi l’offerta di vari pani fatti all’antica, in segno di ringraziamento per il buon raccolto.

Per Pasqua si preparano dei grossi pani a forma di treccia o di ciambella che racchiudono un uovo sodo colorato di rosso, simbolo di fertilità. Ogni paese, ogni regione, quasi ogni villaggio ha il suo sole, il suo vento, la sua acqua, il suo pane.

Trecce, michette, ciriole, filoni, rosette, manine, mafalde, piadine, la fantasia dell’uomo ha saputo creare con tre soli ingredienti, farina, acqua, lievito, forme e sapori diversi, tramandati di generazione in generazione e diventati ormai espressione del patrimonio culturali dei popoli.

 

 

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